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Rassegna della giurisprudenza più recente del Collegio di Garanzia dello sport gennaio 2020-dicembre 2021

Eleonora Jacovitti, Dottore di Ricerca in Diritto Privato nell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Lo scopo del presente lavoro è quello di analizzare gli orientamenti più importanti del Collegio di Garanzia dello Sport degli ultimi due anni. Dalla rassegna svolta emergono importanti principi sia di diritto sostanziale che procedurale.

Parole chiave: Giustizia Sportiva, Ordinamento Sportivo, Collegio di Garanzia dello Sport, Codice di Giustizia Sportiva.

Review of the most recent jurisprudence of the sports guarantee committee january 2020-december 2021

The aim of this work is to analyse the most important orientations of the Sports Guarantee Committee of the last two years. Important principles concerning both substantive and procedural law emerge from the review.

Keywords: Sports Justice, Sports Legal System, Sports Guarantee Committee, Sports Justice Code.

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COMMENTO

Sommario:

1. Premessa - 2. Decisioni del Collegio attinenti a profili di natura procedurale - 2.1. Natura del termine per l’esercizio dell’azione disciplinare - 2.2. Filtro all’accesso ex art. 54, comma 1, CGS del CONI e ipotesi di c.d. “doppia conforme” - 2.3. Legittimazione attiva - 2.4. Validità degli atti e notificazioni - 2.5. Contrasto tra dispositivo e motivazione - 2.6. Violazione del giudicato - 2.7. Sospensione feriale dei termini processuali - 2.8. Carenza di legittimazione in capo agli organi di giustizia sportiva a sollevare questioni di legittimità costituzionale - 3. Decisioni del Collegio su questioni di natura sostanziale - 3.1. Illecito sportivo - 3.2. Applicabilità del principio del favor rei al processo sportivo - 3.3. Protocolli sanitari FIGC e obblighi gravanti sui medici sociali e sul presidente e legale rappresentante della società - 3.4. Disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audio­visivi sportivi e relativa ripartizione delle risorse in ossequio al principio di mutualità generale - 3.5. Responsabilità degli amministratori ex art. 21, commi 2 e 3, NOIF della FIGC - 3.6. Riapertura del procedimento disciplinare dopo il provvedimento di archiviazione - 3.7. Premi - 3.8. Agenti sportivi - 3.9. Requisiti per l’iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche e nozione di attività sportiva e didattica - 3.10. L’interpretazione della legge n. 8/2010 in tema di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI, delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate - 3.11. Applicabilità alle Federazioni Sportive Nazionali aventi natura pubblicistica delle disposizioni relative agli enti pubblici - 3.12. Cause di ineleggibilità ex art. 7.4, comma 7 dei Principi Fondamentali delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive As­sociate - NOTE


1. Premessa

Sin dall’inizio della sua attività, il Collegio di Garanzia dello Sport ha avuto occasione di affrontare e decidere questioni particolarmente complesse in diversi ambiti sportivi, fissando una serie di principi di diritto che, pur non essendo vincolanti, costituiscono un punto di riferimento fondamentale per l’interpretazione delle regole giuridiche, andando così a formare il “diritto sportivo vivente” [1]. Prima di passare in rassegna la giurisprudenza più recente, si osserva, dati alla mano, che il 2021 è l’anno che ha registrato il maggior numero di ricorsi presentati al Collegio a far data dalla sua istituzione (n. 134,), immediatamente seguito dal 2020 (n. 120) [2]. Il 2021 raggiunge altresì il primato assoluto di decisioni emesse, pari a 117; 66, invece, sono quelle riferibili all’anno 2020 [3]. Relativamente ai pareri, il numero (n. 6 nell’anno 2021, e altrettanti nel 2020) è abbastanza in linea con gli anni precedenti. L’ultimo biennio, nel complesso, risulta quindi caratterizzato da una notevole mole giurisprudenziale; notevole, beninteso, non solo per la quantità, ma altresì per il carattere significativo delle questioni sulle quali il massimo organo della giustizia sportiva è stato chiamato a pronunciarsi. Giova rilevare, inoltre, che nel contesto emergenziale di questi ultimi due anni è stata attribuita una nuova competenza al [continua ..]

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2. Decisioni del Collegio attinenti a profili di natura procedurale

Passando all’esame della più significativa giurisprudenza recente del Collegio di Garanzia dello Sport, si comincerà dalle questioni attinenti ai profili di ordine procedurale. Precisamente, esse attengono a: la natura del termine per l’esercizio dell’azione disciplinare; il filtro all’accesso ex art. 54, comma 1, CGS del CONI, con particolare riguardo all’ipotesi di c.d. “doppia conforme”; la legittimazione attiva; la validità degli atti e le notificazioni; l’ipotesi di contrasto tra dispositivo e motivazione; la violazione del giudicato; la sospensione feriale dei termini processuali; la carenza di legittimazione in capo agli organi di giustizia sportiva a sollevare questioni di legittimità costituzionale.

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2.1. Natura del termine per l’esercizio dell’azione disciplinare

Si rammenta che la questione circa la natura del termine previsto per l’azione disciplinare di cui all’art. 32 ter del previgente Codice di Giustizia Sportiva della FIGC [7], la cui disciplina è stata poi trasposta nell’art. 125 del Codice vigente (30 giorni, decorrenti dal deposito della memoria difensiva predibattimentale o dall’audizione del soggetto indagato) è stata più volte affrontata in passato dal Collegio, senza tuttavia che si sia formato un orientamento consolidato. Secondo un primo orientamento enunciato dalle Sezioni Unite, il suddetto termine non avrebbe natura perentoria; secondo tale linea interpretativa, l’art. 38, comma 6 del Codice previgente, nella parte in cui dispone che «tutti i termini previsti nel presente codice sono perentori», è infatti inserito all’interno del Titolo IV, rubricato «Norme generali del procedimento» e, pertanto, è applicabile limitatamente alla fase decisoria. Inoltre, non contenendo l’art. 32 ter, comma 4, CGS della FIGC (norma integralmente mutuata dall’art. 44, comma 4, CGS del CONI) un’esplicita previsione di perentorietà dei termini per l’apertura e la conclusione del procedimento disciplinare, questi non potrebbero considerarsi perentori, anche sulla scorta del richiamo alle norme processual-civilistiche (cfr. art. 152 c.p.c.) operato dall’art. 2, comma 6, CGS del CONI. Infine, la natura [continua ..]

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2.2. Filtro all’accesso ex art. 54, comma 1, CGS del CONI e ipotesi di c.d. “doppia conforme”

Altro tema importante sul quale il Collegio di Garanzia dello Sport è tornato ad occuparsi è quello filtro all’accesso [13], di cui all’art. 54, comma 1, CGS del CONI. Si rammenta a tale proposito che la citata disposizione prevede che «Avverso tutte le decisioni non altrimenti impugnabili nell’ambito dell’ordinamento federale ed emesse dai relativi organi di giustizia, ad esclusione di quelle in materia di doping e di quelle che hanno comportato l’irrogazione di sanzioni tecnico-sportive di durata inferiore a novanta giorni o pecuniarie fino a 10.000 euro, è proponibile ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport, di cui all’art. 12 bis dello Statuto del Coni». Il legislatore sportivo individua così la competenza del Collegio attraverso due criteri, uno per materia e uno per valore. Con specifico riguardo a quello per valore, la prima questione che si è posta è se sussista la competenza del Collegio ogni qualvolta in primo grado sia stata irrogata una sanzione superiore ai minimi edittali di cui al citato art. 54 (e all’equivalente art. 12 bis Statuto del CONI), ma tale sanzione sia stata successivamente ridotta al di sotto dei limiti in grado di appello. Sul punto, si rammenta che le Sezioni Unite [14] hanno chiarito che la possibilità di proporre ricorso non è legata al solo esito del giudizio di secondo grado, giacché la ratio della norma [continua ..]

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2.3. Legittimazione attiva

Meritano di essere segnalati alcuni interessanti indirizzi interpretativi del Collegio con riguardo al tema della legittimazione attiva. Anzitutto, è stata riconosciuta la legittimazione ad agire di una società ad impugnare la sanzione di un suo ex tesserato. Chiarisce la II Sezione che, ove la società persegua un proprio interesse (nel caso di specie, quello all’annullamento della sanzione pecuniaria inflittale quale conseguenza della sanzione disciplinare irrogata all’ex tesserato) ed è titolare di una situazione giuridicamente protetta nell’ordinamento federale ex art. 6, comma 2, CGS del CONI, non sussiste carenza di legittimazione ad agire [19]. Diverso è il caso – sottoposto alla I Sezione – in cui la società agisca in giudizio per impugnare una sanzione che spieghi la sua afflittività nella sola sfera dei diritti di un suo tesserato; qui non sussiste legittimazione attiva in capo alla società, posto che è il tesserato l’unico titolare della relativa azione in giudizio [20]. Altra questione portata all’attenzione del Collegio è quella concernente la legittimazione attiva alla proposizione dei mezzi di impugnazione dinanzi agli organi di Giustizia Sportiva da parte del soggetto incolpato e sanzionato in un procedimento disciplinare il cui tesseramento sia, tuttavia, venuto meno medio tempore [21]. Affermano le Sezioni Unite [22] – [continua ..]

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2.4. Validità degli atti e notificazioni

Di recente, in più di un’occasione, il Collegio di Garanzia dello Sport si è ritrovato a dirimere questioni attinenti alla validità degli atti processuali e delle relative notificazioni, e lo ha fatto applicando i principi e le norme generali del processo civile in virtù del rinvio di cui all’art. 2, comma 6, CGS del CONI. In particolare, la I Sezione si è dovuta pronunciare sul singolare caso in cui il reclamo al giudice sportivo era stato proposto con un messaggio di posta elettronica certificata non come allegato ma come testo della pec stessa [25]. Il Collegio richiama, a tale proposito, l’art. 125 c.p.c. – il quale impone la sottoscrizione dell’atto a pena di nullità/inesistenza – rammentando che la sottoscrizione di un atto può essere apposta nelle forme ordinarie, con la firma della parte o del difensore, oppure digitalmente secondo le forme contemplate dal d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice delle Amministrazioni Digitali, CAD). La I Sezione evidenzia la diversa finalità cui assolvono la firma digitale (prevista dall’art. 1, comma, lett. s), CAD) e la posta elettronica certificata (art. 1, comma 1, lett. v-bis, CAD). La prima, infatti, è un meccanismo riconosciuto dall’ordinamento per sottoscrivere, in formato elettronico, un documento informatico; essa è pienamente equi­parata, quanto agli effetti, alla sottoscrizione autografa, in forza [continua ..]

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2.5. Contrasto tra dispositivo e motivazione

Le norme generali e i principi del processo civile hanno guidato il Collegio di Garanzia dello Sport anche nell’affrontare la delicata questione del contrasto tra dispositivo e motivazione. Invero, le Sezioni Unite [30] hanno applicato l’indirizzo della Suprema Corte per cui il contrasto tra dispositivo e motivazione che dà luogo alla nullità della sentenza si deve ritenere configurabile solo se ed in quanto esso incida sulla idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale. Una tale ipotesi non è rav­visabile nel caso in cui detto contrasto sia chiaramente riconducibile a un semplice errore materiale, che è quello che si risolve in una fortuita divergenza tra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione della sentenza, e che, come tale, può essere percepito e rilevato ictu oculi, senza bisogno di alcuna indagine ricostruttiva del pensiero del giudice, il cui contenuto resta individuabile ed individuato senza incertezza [31]. Pertanto, se la divergenza è causata da un evidente errore materiale, obiettivamente riconoscibile, contenuto nel dispositivo, il contrasto non può dirsi insanabile, anzi, è da ritenersi solo apparente, ed è legittimo il ricorso alla motivazione per chiarire [continua ..]

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2.6. Violazione del giudicato

Merita attenzione una recente decisione delle Sezioni Unite [34], in cui il Collegio, soffermandosi sul tema della violazione del giudicato, ha avuto l’occasione di dare un importante chiarimento circa la portata applicativa dell’art. 102 CGS della FIGC, il quale dà facoltà al Presidente federale di «impugnare le decisioni adottate dal Giudice sportivo nazionale e dai Giudici sportivi territoriali, dalla Corte sportiva di appello a livello territoriale e dal Tribunale federale a livello nazionale e territoriale, quando ritenga che queste siano inadeguate o illegittime». Il caso di specie era alquanto particolare, posto che avverso una decisione della Corte Sportiva di Appello erano state, di fatto, proposte due impugnazioni: in ordine temporale, la prima dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport; la seconda dinanzi alla Corte Federale di Appello FIGC, in virtù del citato art. 102 CGS della FIGC. Il Collegio di Garanzia, I Sezione, affermava la sussistenza di una litispendenza e, in qualità di giudice preventivamente adito, dava seguito al processo incardinatosi dinanzi alla stessa. Il giudizio si concludeva col rigetto del ricorso [35]. Diversamente, la Corte Federale di Appello della FIGC, disattendeva l’eccezione di litispendenza formulata dal resistente accoglieva il reclamo del Presidente Federale e annullava la sentenza della Corte Sportiva di Appello [36]. Tale ultima decisione veniva [continua ..]

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2.7. Sospensione feriale dei termini processuali

Riprendendo l’orientamento espresso in precedenza [37], le Sezioni Unite hanno ribadito il principio per cui, in forza del richiamato rinvio ai principi e alle norme generali del processo civile, il decorso dei termini processuali, relativo ai procedimenti che si tengono davanti alle giurisdizioni sportive, deve ritenersi sospeso nel periodo feriale – che va dal 1° al 31 agosto – a meno che non vi sia una espressa norma federale che disciplini in senso diverso la questione, in relazione all’urgenza delle questioni da trattare, e sempre che il procedimento non debba essere ritenuto, per sua natura intrinseca, urgente, e come tale non differibile [38]. Nel caso specifico, ove si applicava il CGS della FIGC, il Collegio, preso atto della mancanza di una specifica disciplina sulla sospensione feriale dei termini, ha reputato applicabile detta regola generale, salvo sempre l’assenza di evidenti e riscontrabili ragioni di urgenza [39].

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2.8. Carenza di legittimazione in capo agli organi di giustizia sportiva a sollevare questioni di legittimità costituzionale

È opportuno segnalare l’indirizzo interpretativo del Collegio in ordine alla impossibilità per gli organi di giustizia sportiva di sollevare questioni di legittimità costituzionale, posto che, ai sensi dell’art. 39, comma 7, CGS del CONI, l’unica ipotesi di sospensione del giudizio è quella che ha come presupposto la risoluzione di una questione pregiudiziale di merito e solo a condizione che su questa sia già stata proposta causa dinanzi all’Autorità giudiziaria [40]. Con particolare riguardo al Collegio di Garanzia dello Sport, sia la I Sezione che la III precisano che tale organo, operando all’interno dell’ordinamento sportivo e quindi in regime di autonomia rispetto a quello statale, esercita una funzione giustiziale e non giurisdizionale; ne consegue che esso che non ha competenza a sollevare questioni di legittimità costituzionale di norme statali, che, in quanto tali, sono soggette al sindacato costituzionale di natura giurisdizionale e non giustiziale [41]. Tale conclusione è basata, da un lato, sul carattere di spiccata autonomia dell’ordinamento sportivo che ne costituisce una specifica peculiarità così come tratteggiato dalla legge 19 agosto 2003, n. 280, ed in particolare dall’art. 2; dall’altro, nel necessario bilanciamento di tale autonomia con il rispetto delle garanzie costituzionali che possono venire in rilievo, fra le quali [continua ..]

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3. Decisioni del Collegio su questioni di natura sostanziale

Passando alle questioni attinenti a profili sostanziali, preme porre l’attenzione sull’orientamento espresso dal Collegio di Garanzia in ordine ad alcuni temi, segnatamente: l’illecito sportivo; l’applicabilità del principio del favor rei al processo sportivo; la portata dei protocolli sanitari FIGC con particolare riguardo agli obblighi gravanti sui medici sociali e sul presidente e legale rappresentante della società; la disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi e la relativa ripartizione delle risorse; la responsabilità degli amministratori ex art. 21, commi 2 e 3, NOIF della FIGC; la riapertura del procedimento disciplinare dopo il provvedimento di archiviazione; la disciplina sui premi; gli agenti sportivi; i requisiti per l’iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche e la nozione di attività sportiva e didattica; l’interpretazione della legge n. 8/2010 in tema di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI, delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate; l’applicabilità alle Federazioni Sportive Nazionali con natura pubblicistica delle norme relative agli enti pubblici; la portata dell’art. 7.4, comma 7 dei Principi Fondamentali delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate in ordine alle cause di ineleggibilità.

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3.1. Illecito sportivo

In una recentissima pronuncia, le Sezioni Unite hanno avuto l’occasione di soffermarsi nuovamente sulla nozione di illecito sportivo di cui all’art. 7 CGS della FIGC in vigore fino al 16 giugno 2019 (applicato al caso specifico ratione temporis) all’art. 30 del Codice vigente [43]. Riprendendo la giurisprudenza ormai consolidata, il Collegio ribadisce che la fattispecie di illecito sportivo è connotata dal requisito della direzione della condotta tenuta dal soggetto agente, anche mediante atti distinti, che deve essere concretamente rivolta all’alterazione del risultato della competizione sportiva o al conseguimento di un vantaggio indebito nella classifica. Ed infatti, «l’illecito sportivo, come definito dal­l’art. 7, primo comma, CGS della FIGC, consiste nel compimento di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o ad assicurare un vantaggio in classifica; ne consegue che la pluralità di atti e condotte posta in essere da soggetti appartenenti al medesimo sodalizio non integra una pluralità di illeciti sportivi tutte le volte in cui uno soltanto sia il risultato della gara alterata e uno il conseguente vantaggio in classifica assicuratosi dalla società sportiva. Pertanto, poiché in caso di alterazione del risultato di una sola partita si è in presenza di un unico illecito e le ipotesi di responsabilità della società previste dai commi 2 e 4 [continua ..]

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3.2. Applicabilità del principio del favor rei al processo sportivo

La II Sezione del Collegio di Garanzia dello Sport ha affermato che in tema di sanzioni disciplinari, avendo le stesse natura afflittiva, in quanto comportanti eventuali conseguenze che vanno ad incidere, ad esempio, sul percorso professionale del tesserato, è applicabile anche in sede sportiva il principio del favor rei [52]. Secondo il Collegio, non può non tenersi conto che il principio del favor rei, cristallizzato nel codice penale (art. 2, comma 2: «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; se vi è stata condanna, ne ces­sano l’esecuzione e gli effetti penali…»), è stato nel passato ritenuto applicabile anche al di fuori del mero ambito penalistico in un caso relativo all’irrogazione di sanzioni deontologiche nei confronti di un avvocato, così dettando una linea di pensiero tesa al superamento del mero formalismo in favore della giustizia sostanziale [53]. A ciò, il Collegio aggiunge che la giurisprudenza di legittimità della Suprema Corte ha, altresì, stabilito che «in tema di successioni di leggi nel tempo, la Corte di Cassazione può, anche d’ufficio, ritenere applicabile il nuovo e più favorevole trattamento sanzionatorio per l’imputato, anche in presenza di un ricorso inammissibile, disponendo, ai sensi dell’art. 609 c.p.p., l’annullamento sul punto della [continua ..]

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3.3. Protocolli sanitari FIGC e obblighi gravanti sui medici sociali e sul presidente e legale rappresentante della società

Tra le questioni interpretative più delicate portate all’attenzione del Collegio nel contesto emergenziale, merita una particolare attenzione – considerata l’assoluta novità della disciplina dettata dalla Federazione e la conseguente difficoltà di farne esatta applicazione – quella attinente alla portata dei Protocolli sanitari FIGC con specifico riguardo agli obblighi gravanti su medico sociale e sul presidente e legale rappresentante della società sportiva [54]. Fermo restando l’obbligo in capo al medico sociale di comunicare alle ASL competenti la riscontrata positività dei tamponi effettuati, il Collegio di Garanzia – diversamente da quanto sostenuto dalla Corte Federale d’Appello – non reputa che rientri tra le competenze di detto soggetto la procedura di ricerca dei contatti (contact tracing) dei casi di Covid-19, la quale spetterebbe all’autorità di sanità pubblica. Tale conclusione muove da quanto disposto dalla Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020, prot. n. 21463 – espressamente richiamata nei Protocolli sanitari FIGC – la quale stabilisce che il «Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente (...) per quanto riguarda l’attività agonistica di squadra professionistica, nel caso in cui risulti positivo un giocatore, ne dispone l’isolamento ed applica la quarantena dei componenti del gruppo [continua ..]

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3.4. Disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audio­visivi sportivi e relativa ripartizione delle risorse in ossequio al principio di mutualità generale

Altra questione meritevole di attenzione sulla quale il Collegio si è recentemente pronunciato è quella relativa al ricorso promosso da alcune società di Lega Pro, avverso la modifica dell’articolo riguardante la “Ripartizione risorse e criteri di calcolo del minutaggio” contenuto nel “Regolamento Minutaggio Giovani Stagione Sportiva 2020/2021” della Lega Pro. Originariamente, l’art. 4.2 di detto Regolamento prevedeva che «Gli importi che verranno destinati all’impiego dei giovani calciatori, tesserati con status 04 e 09, saranno distribuiti tra tutte le società sportive, indipendentemente dal girone in cui sono rispettivamente inserite, secondo il seguente criterio ...”, poi sostituito con la seguente disposizione: «Gli importi che verranno destinati all’impiego dei giovani calciatori, tesserati con status 04 e 09, saranno distribuiti tra tutte le società sportive, previa suddivisione in uguale misura tra i tre gironi, secondo il seguente criterio ...». Secondo le ricorrenti, il precedente sistema recepiva a pieno i principi della normativa statale e consentiva una parità di trattamento che, ad oggi, con la preventiva suddivisione della quota di mutualità tra i tre gironi, non sarebbe più garantita. Le Sezioni Unite, ripercorrendo la disciplina regolamentare sportiva e la normativa statale relativa agli introiti in favore delle società di [continua ..]

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3.5. Responsabilità degli amministratori ex art. 21, commi 2 e 3, NOIF della FIGC

Tra gli indirizzi interpretativi recenti del Collegio di Garanzia dello Sport, va rilevato l’orientamento espresso in merito alla portata della responsabilità di cui all’art. 21 delle NOIF della FIGC, il quale prevede, al comma 2, che «Non possono essere “dirigenti” né avere responsabilità e rapporti nell’ambito delle attività sportive organizzate dalla F.I.G.C. gli amministratori che siano o siano stati componenti di organo direttivo di società cui sia stata revocata l’affiliazione a termini dell’art. 16» ed aggiunge, al comma 3, che «Possono essere colpiti dalla preclusione di cui al precedente comma gli amministratori in carica al momento della deliberazione di revoca o della sentenza dichiarativa di fallimento e quelli in carica nel precedente biennio». Precisano le Sezioni Unite che tale responsabilità disciplinare non è una responsabilità di tipo oggettivo, legata solo all’esercizio di determinate funzioni nella società sportiva poi dichiarata fallita, ma è una responsabilità legata a determinati comportamenti, an­che omissivi, tenuti dai soggetti che hanno rivestito determinate funzioni nella società nel biennio che ha preceduto il fallimento e che sono stati causa del fallimento [57]. In altri termini, la disposizione dettata dall’art. 21 delle NOIF della FIGC prevede una responsabilità che [continua ..]

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3.6. Riapertura del procedimento disciplinare dopo il provvedimento di archiviazione

È opportuno segnalare anche una recente pronuncia delle Sezioni Unite sul tema della riapertura del procedimento disciplinare dopo il provvedimento di archiviazione, ove si è precisato che l’acquisizione della relazione del Curatore ex art. 33 legge fall. in un momento successivo all’archiviazione di un procedimento disciplinare per condotte riguardanti la gestione economica e finanziaria di una società e le operazioni da essa compiute, costituisce circostanza rilevante e idonea a giustificare la riapertura delle indagini d’ufficio ai sensi dell’art. 122, comma 4, CGS della FIGC [60]. Osserva il Collegio che tale relazione ha proprio la funzione di fornire una analisi particolareggiata sulle cause e sulle circostanze del fallimento, sulla diligenza e sulle re­sponsabilità del fallito; dunque, non vi è dubbio che la stessa sia idonea a fornire al Giudice, come al Procuratore Federale, un quadro più dettagliato e preciso delle condotte del fallito, evidenziando i suoi inadempimenti, le sue negligenze e responsabilità, costituendo dunque una circostanza rilevante idonea a giustificare la riapertura del procedimento, ai sensi dell’art. 122, comma 4, CGS della FIGC, secondo il quale “Dopo il provvedimento di archiviazione, la riapertura delle indagini può essere disposta d’uf­ficio nel caso in cui emergano nuovi fatti o circostanze rilevanti di cui il Procuratore [continua ..]

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3.7. Premi

Con riguardo ai premi, si segnalano due pronunce del Collegio. La prima [61] attiene all’interpretazione dell’art. 96 delle NOIF della FIGC, sul c.d. premio di preparazione. Detto articolo, oggetto di modifica, con delibera del Consiglio Federale della FIGC del 30 maggio 2019, entrata in vigore il 1° luglio 2019 [62], prevedeva, al tempo dei fatti in causa, al comma 1, che: «Le società che richiedono per la prima volta il tesseramento come “giovane di serie”, “giovane dilettante” o “non professionista” di calcia­tori/calciatrici che nella precedente stagione sportiva siano stati tesserati come “giovani”, con vincolo annuale, sono tenute a versare alla o alle società per le quali il calciatore/calciatrice è stato precedentemente tesserato un “premio di preparazione” sulla base di un parametro – raddoppiato in caso di tesseramento per società delle Leghe professionistiche – aggiornato al termine di ogni stagione sportiva in base agli indici ISTAT per il costo della vita, salvo diverse determinazioni del Consiglio Federale e per i coefficienti di seguito indicati» (differenti a seconda del campionato di riferimento e della tipologia di atleta interessato, ovvero se trattasi di calciatore dilettante, professionista, calciatrice o calciatore di calcio a 5). Al comma 2, si stabiliva poi che, «Agli effetti del “premio di [continua ..]

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3.8. Agenti sportivi

Meritano attenzione anche alcune recenti pronunce in materia di agenti sportivi. Si premette sin da subito che nel frattempo il quadro normativo ha subito alcune evoluzioni; tuttavia, anche alla luce delle novità che si sono susseguite, i principi enun­ciati dal Collegio nelle decisioni che seguono sono da ritenersi tuttora valevoli. Con riguardo al tema dell’attività di agente esercitata in forma societaria e ai poteri della Commissione CONI degli Agenti Sportivi, la I Sezione ha chiarito che la predetta Commissione, quale «organo collegiale istituito (…) presso il CONI cui sono attribuiti poteri di controllo, di vigilanza e sanzionatori» (art. 2 del vecchio Regolamento Agenti Sportivi CONI, approvato con deliberazione n. 1630 del Consiglio Nazionale del 26 febbraio 2019, applicato ratione temporis) ha il potere di rilevare la violazione dell’art. 19, comma 2, lett. b), del Regolamento che impone il possesso della maggioranza assoluta del capitale in capo ai soci agenti persone fisiche allorché l’attività di agente sia esercitata in forma societaria, e quindi di negare – conseguentemente – l’i­scrizione al Registro Nazionale [66]. Meritano, poi, attenzione alcune pronunce che riguardano gli agenti sportivi stabiliti. In particolare, si è posta all’attenzione del Collegio la questione se al CONI spetti un ‘vaglio finale’ ai fini della iscrizione nel [continua ..]

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3.9. Requisiti per l’iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche e nozione di attività sportiva e didattica

Un’altra importante decisione resa recentemente è quella con cui le Sezioni Unite hanno precisato i requisiti richiesti agli enti sportivi dilettantistici per mantenere l’i­scrizione nel Registro CONI delle società ed associazioni sportive dilettantistiche [69]; con tale pronuncia, è stato chiarito che l’art. 3 del Regolamento di Funzionamento del Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, il quale individua tra i requisiti che l’ente svolga “comprovata attività sportiva e didattica”, richiede espressamente la necessaria presenza di entrambe le attività. Osserva il Collegio che non vi è alcuna ragione che consenta di leggere la congiunzione “e” come un “e/o” reputando sufficiente lo svolgimento di una sola delle due attività (come sostenuto dalla ricorrente). Nello stesso senso depongono anche alcune di­sposizioni e principi: l’art. 90, comma 18, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (successivamente modificato ed abrogato) secondo il quale lo statuto delle associazioni sportive dilettantistiche deve prevedere nell’oggetto sociale la “organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica”; i “Principi fondamentali degli statuti degli enti di promozione sportiva” (di cui alla delibera del CONI n. 1623 del 18 dicembre 2018), secondo [continua ..]

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3.10. L’interpretazione della legge n. 8/2010 in tema di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI, delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate

Si affronteranno ora una serie di delicate questioni interpretative sottoposte alla Sezione Consultiva, a partire da quelle relative alla legge n. 8/2010 in tema di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI, delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate [70]. La prima questione concerne la possibilità o meno – fuori dai casi previsti dall’art. 6 della legge n. 82/2018 – per il Consigliere Federale eletto in rappresentanza degli atleti o dei tecnici, in carica alla data di entrata in vigore della legge e che abbia raggiunto e/o superato il limite dei tre mandati, di ricandidarsi ed essere rieletto, o di candidarsi ed essere eletto in altro tipo di rappresentanza (ad esempio come Consigliere Federale in qualità di rappresentante Affiliati) all’interno del medesimo Consiglio Federale dove ha già esercitato il numero massimo di mandati consentito dalla legge. In linea con quanto già espresso in un precedente parere sul tema [71], osserva la Consultiva [72] che la preclusione alla ricandidatura o alla rielezione per il Consigliere Federale che, alla data dell’entrata in vigore della citata legge, abbia raggiunto e superato il numero di tre mandati, trova la sua giustificazione nell’art. 6, comma 4, della legge medesima, che così recita: «I presidenti e i membri degli organi direttivi nazionali e territoriali delle federazioni sportive nazionali [continua ..]

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3.11. Applicabilità alle Federazioni Sportive Nazionali aventi natura pubblicistica delle disposizioni relative agli enti pubblici

Significativo è altresì l’orientamento della Consultiva relativo al tema dell’applica­bilità o meno alle Federazioni Sportive Nazionali aventi natura pubblicistica (nel caso di specie, l’UITS) delle disposizioni relative agli enti pubblici, ed in particolare del­l’art. 5, comma 9, della legge n. 135/2012 e ss.mm.ii., che vieta il conferimento di incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo a soggetti, già dipendenti privati o pubblici, collocati in quiescenza, salvo che si tratti di incarichi a titolo gratuito e che abbiano, per gli incarichi dirigenziali e direttivi, una durata inferiore ad un anno [77]. Secondo il Collegio, è indubbio che siffatte Federazioni siano da ritenersi Enti pubblici rientranti nel novero degli Enti di cui all’art. 1, comma 2, del T.U. Pubblico im­piego, e che siano attratte, perciò stesso, alla relativa disciplina. Un primo elemento in tale direzione si ricava dalla lettura degli Statuti di tali Federazioni: art. 1, comma 3, Statuto ACI; art. 1, comma 1, Statuto AeCI; art. 1, comma 1, Statuto UITS. L’art. 1, comma 3, Statuto ACI, invero, nel riconoscerne la natura di Ente Pubblico non economico, all’art. 6, comma 3, stabilisce espressamente (con ciò confermando la qualificazione offerta) che per le nomine agli organi dell’Ente restano ferme «le vigenti disposizioni di legge in materia di [continua ..]

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3.12. Cause di ineleggibilità ex art. 7.4, comma 7 dei Principi Fondamentali delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive As­sociate

Si segnala, infine, l’orientamento della Sezione Consultiva in merito alla portata del­l’art. 7.4, comma 7, dei Principi Fondamentali delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate, laddove dispone che sono ineleggibili alle cariche federali quanti abbiano in essere controversie giudiziarie con il CONI, le Federazioni, le Discipline Sportive Associate o con altri organismi riconosciuti dal CONI [78]. Il Collegio chiarisce che detta ineleggibilità non è da ritenersi applicabile nelle ipotesi in cui il soggetto candidato ad organo direttivo centrale o territoriale di una Federazione Sportiva Nazionale o di una Disciplina Sportiva Associata abbia in essere controversie giudiziarie con altra Federazione o Disciplina Sportiva Associata diversa rispetto a quella per il cui organo direttivo il predetto soggetto presenta la propria candidatura”. Una diversa conclusione contrasterebbe – a detta del Collegio – con il principio di democrazia interna posto alla base dell’Ordinamento Sportivo nazionale, con quanto previsto dalla Carta costituzionale in merito al riconoscimento ed alla garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, al diritto ad agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, nonché all’accesso dei cittadini alle cariche elettive.

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NOTE

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