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La responsabilità della società di calcio per fatto dei tesserati e dei tifosi: regole e modelli di allocazione del rischio nella giustizia sportiva

Tommaso Sica, Dottorando di ricerca in Diritto privato nell’Università degli Studi di Roma “Roma Tre”

Il saggio analizza il problema della responsabilità oggettiva delle società calcistiche per fatto dei propri tesserati e tifosi. In primo luogo, l’articolo, tenuto conto dell’autonomia dell’ordina­mento sportivo all’interno dell’ordinamento italiano, si sofferma sia sulla nozione di fatto illecito sia sulla regola di responsabilità oggettiva sancita dal Codice di Giustizia Sportiva della Federcalcio italiana ante riforma. Nella seconda parte, l’autore analizza nel dettaglio le caratteristiche della regola di responsabilità oggettiva, con uno specifico approfondimento sugli obiettivi perseguiti dalla norma, sui modelli di allocazione del rischio e sul risarcimento del danno. Il contributo esamina, inoltre, l’evoluzione giurisprudenziale e normativa sul tema e fornisce un confronto con i più importanti Codici di giustizia sportiva europei.

Parole chiave: responsabilità oggettiva, risarcimento del danno, allocazione del rischio, illecito civile.

The strict liability of football clubs for the behaviour of their members and supporters: rules and risk allocation models within the sports justice system

The essay analyzes the problem of the strict liability of football clubs that derives from the be­haviour of their members and supporters. First of all, the article, taking into account the autonomy of the sports law system within the Italian legal system, dwells both on the notion of tort and on the strict liability rule stated by the previous Sports Justice Code of the Italian Football Federation. In the second part, the author focuses on the features of the strict liability rule, with a specific core on the preminent objectives the rule aims at, on the risk allocation models and on the compensation for damages. Furthermore, the paper examines the case law and regulatory evolution as well as the comparison with the most relevant European Sports Justice Codes.

Keywords: strict liability, compensation for damages, risk allocation, tort.

Sommario:

1. Premessa - 2. Considerazioni introduttive. L’autonomia dell’ordinamento sportivo tra diritto penale e diritto civile - 3. La nozione di illecito sportivo e la regola di responsabilità delle società nel Codice di Giustizia Sportiva ante riforma - 4. Segue: la responsabilità oggettiva delle società calcistiche per fatto dei tesserati. Funzioni della responsabilità civile e trasposizione nell’ordinamento sportivo - 5. Le responsabilità per fatto dei tifosi - 6. L’evoluzione giurisprudenziale. Responsabilità ed illecito sportivo tra «atto preparatorio» ed «atto idoneo». Il rischio di overdeterrence e il caso Napoli del 2012 - 7. Criteri di imputazione degli illeciti e responsabilità disciplinare delle società sportive per fatto dei tesserati e dei tifosi. Breve analisi comparatistica - 8. La responsabilità delle società di calcio tra allocazione del rischio, «giusta» perseguibilità degli illeciti sportivi e obiettivi di prevenzione. L’evoluzione normativa italiana e i nuovi articoli 6 e 7 del Co­dice di Giustizia Sportiva - NOTE


1. Premessa

Discutere di «responsabilità» delle società di calcio e di «illecito» sportivo oggi non significa soltanto svolgere un’indagine di carattere tecnico-giuridico sulla funzionalità e l’efficienza del sistema rimediale adottato dall’ordinamento sportivo al fine di prevenire e sanzionare comportamenti non conformi e dannosi [1], ma, piuttosto, obbliga l’interprete ad addentrarsi in una materia che abbraccia una pluralità di valori e interessi meritevoli di tutela. Si pensi alla rilevanza educativo-sociale di regole etiche e morali quali il rispetto dell’altro (la lealtà), il sano agonismo (la correttezza), il mantenimento di una condotta non moralmente deprecabile (l’onestà) [2] e alla connessa questione del difficile equilibrio tra tali principî fondamentali dell’ordinamento sportivo e gli interessi patrimoniali dei tesserati, delle società e di tutto l’indotto che ruota intorno alle manifestazioni sportive [3]. In particolare, il dibattito sul fenomeno calcistico – soprattutto con riferimento al sistema «giustizia» cui esso dovrebbe far riferimento – valica sovente i limiti dell’or­dinario con casi e scandali spesso senza eguali in Europa, dimostrando come esso incarni appieno i problemi e le contraddizioni socio-politiche di un’intera nazione [4]. Le dimensioni raggiunte dal calcio in Italia in termini di partecipazione (soprattutto ove si ponga mente all’espansione del settore professionistico), rilevano sotto un profilo mar­catamente economico, in primis connesso alle attività che gravitano attorno alle società, ma anche indirettamente riconducibile alle stesse federazioni: il corretto svolgimento della manifestazione, da una parte, risulta strumentale alla tutela ed alla promozione del sostrato valoriale di riferimento; dall’altra, non può sottacersi che esso sia divenuto condizione imprescindibile per la positiva conclusione del complesso delle operazioni economiche che ruotano attorno all’evento stesso. La presente analisi prende le mosse dal peculiare rapporto sussistente tra il modello di giustizia sportiva in ambito calcistico e il sistema della responsabilità civile, con lo scopo di descrivere l’evoluzione della controversa regola di responsabilità delle società sportive e di analizzare le [continua ..]

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2. Considerazioni introduttive. L’autonomia dell’ordinamento sportivo tra diritto penale e diritto civile

L’ordinamento sportivo può essere definito come l’insieme dei soggetti che praticano un’attività sportiva organizzandosi entro una forma giuridica compiuta (il c.d. libero associazionismo), trovando un comune denominatore nelle federazioni sportive e una propria regolamentazione nel quadro normativo che legittima e garantisce l’in­tero sistema [5]. In tal senso, lo sport si pone quale apparato autonomo promosso dallo Stato, connotandosi per struttura e funzioni proprie, seppur armoniosamente giustificate e contestualizzate entro l’orbita delle norme costituzionali [6]. Il principio di autonomia dell’ordinamento sportivo irradia i propri effetti in maniera eterogenea e ramificata, incidendo su ogni singolo aspetto dell’attività istituzionale, amministrativa, organizzativa e regolamentare che in esso si svolge: lo sport è dotato di uno specifico sistema normativo e giudiziario che, prendendo le mosse dalla forma embrionale della mera regola ludica, si è evoluto sino a conformarsi in un complesso modello multilivello. Prendendo in considerazione l’ambito delle c.d. società sportive professionistiche [7], è possibile discernere tra: a) un comparto di giustizia tecnica, che opera durante lo svol­gimento della competizione agonistica; b) la c.d. giustizia economica, rivolta a sanare i conflitti patrimoniali sussistenti tra tesserati e società; c) la c.d. giustizia amministrativa, che interviene de residuo in caso di impugnativa di deliberazioni dell’organo amministrativo federale e, infine, d) il comparto di giustizia disciplinare che persegue gli atleti tesserati sotto il profilo comportamentale, inquadrato in un ampio contesto attinente alle generali regole e agli scopi su cui poggia l’intero ambito sportivo [8]. Sebbene la giustizia sportiva operi in un ambito di indipendenza, essa risente del­l’influenza del sistema ordinario di tutele, configurando un fenomeno di trasposizione mediata dell’architettura giurisdizionale (nonché dei comuni valori di giustizia ad essa collegati) entro un quadro di natura eccezionale e speciale. Il risultato è uno schema ibrido e multidirezionale, che proclama in piena autonomia la regola «sportiva», attingendo sovente all’ampio bacino di norme ordinarie, da cui spesso mutua lessico e caratteri tecnici, combinandone e conformandone al [continua ..]

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3. La nozione di illecito sportivo e la regola di responsabilità delle società nel Codice di Giustizia Sportiva ante riforma

La natura ibrida della materia sportiva, modellata al fine di garantire una commistione efficace tra norme prescrittive, misure sanzionatorie e funzione promozionale del diritto [20], trova conferma soprattutto con riferimento alle regole di responsabilità gravanti sulle società calcistiche per fatto dei propri tesserati e tifosi [21]. Ai fini di una completa disamina dell’esperienza italiana, risulta imprescindibile, in via preliminare, ricostruire il quadro normativo previgente alla riforma del Codice di Giustizia Sportiva (d’ora in poi CGS) attuato dalla Giunta Nazionale CONI, ai sensi del­l’art. 7, comma 5, lett. l) dello Statuto con deliberazione n. 258 dell’11 giugno 2019 [22]. Nell’ambito delle norme disciplinari previste dal Codice di Giustizia Sportiva previgente, era possibile distinguere tra: a) un sistema di imputazione ai fini disciplinari di tutti i comportamenti dei tesserati rientranti nella nozione di illecito sportivo [23], nonché dell’operato e del comportamento degli addetti ai servizi e dei propri sostenitori, sia sul proprio campo sia sul campo della squadra ospitante [24]; b) un insieme di nor­me atte a perseguire comportamenti discriminatori di tesserati e sostenitori [25] e a prevenire il ricorrere di fatti violenti commessi da questi ultimi, in quest’ultimo caso temperate dalla previsione di alcune esimenti [26]; c) le sanzioni rivolte alla società in ipotesi di fatto violento dei propri sostenitori [27]. In tutte le menzionate ipotesi, il CGS affermava in via generale una forma di responsabilità indiretta o vicaria, poiché indirizzata verso un soggetto terzo (appunto la società calcistica): in particolare, l’art. 4 CGS operava l’espresso riferimento alla forma oggettiva dell’applicazione della sanzione in capo alla società, con ciò escludendo qualsivoglia sindacato sull’elemento soggettivo dell’illecito (dolo o colpa dell’agente). Ancora, con riguardo alle ipotesi di cui alle supra menzionate lett. b) e c), il CGS contemplava la facoltà, posta in capo al soggetto ritenuto imputabile dell’illecito, di lenire la forza sanzionatoria della regola di responsabilità fornendo la prova della ricorrenza di precise circostanze, potendosi così discutere di una forma di c.d. responsabilità presunta. L’art. 7, [continua ..]

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4. Segue: la responsabilità oggettiva delle società calcistiche per fatto dei tesserati. Funzioni della responsabilità civile e trasposizione nell’ordinamento sportivo

L’ampia estensione della nozione di illecito sportivo di cui all’art. 7 CGS previgente collegava indissolubilmente il proprio potere precettivo alla funzione sanzionatoria svolta dal principio di responsabilità oggettiva gravante sulla società sportiva di appartenenza del tesserato. Secondo l’art. 4, comma 2, CGS previgente, le società avrebbero dovuto rispondere «oggettivamente, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e dei soggetti di cui all’art. 1, comma 5» [35]. La nozione di illecito sportivo si poneva pertanto in un rapporto di diretta proporzionalità con la regola di responsabilità gravante sulla società calcistica, per cui il grado di ampiezza interpretativa riservata alla prima in sede di accertamento dei presupposti di perseguibilità della condotta estendeva inevitabilmente i propri effetti sul raggio d’azione della seconda. A ciò si aggiungeva il complesso di sanzioni previsto nei confronti del tesserato-reo [36] e dei compagni di squadra, nonché le ipotesi di c.d. omessa denuncia nei casi di violazione del divieto di scommesse (art. 6 CGS previgente), volte a colpire eventuali comportamenti «omertosi» nati all’interno dello spogliatoio, in una speculare ottica di repressione dei fenomeni di «tolleranza interna» delle condotte non conformi. La responsabilità delle società di calcio era pertanto a ragione qualificata come marcatamente oggettiva, rileggendo in questa espressione un chiaro richiamo al lessico civilistico, poiché ricorrente in maniera automatica ogniqualvolta fosse posta in rilievo la sussistenza di un’ipotesi di azionabilità (nel caso di specie, l’illecito sportivo) e a prescindere di qualsivoglia elemento soggettivo (dolo o colpa) ascrivibile al soggetto previamente individuato dall’ordinamento [37]. Nel sistema del diritto privato vigente, tale criterio di imputazione dell’illecito civile è stato introdotto dal legislatore del 1942 con la volontà di uscire dall’impasse di un principio di responsabilità interamente basato sulla colpevolezza e per dare, di tal guisa, una risposta più efficace alle istanze di protezione correlate allo sviluppo industriale e al conseguente aumento dei danni da esso causati. In questi termini si è parlato infatti di [continua ..]

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5. Le responsabilità per fatto dei tifosi

Come si è avuto modo di evidenziare, l’art. 4 CGS ante riforma contemplava un rigido schema di regole di condotta e responsabilità a carico delle società calcistiche nel­l’ottica del perseguimento degli obiettivi di sicurezza, prevenzione di eventuali comportamenti violenti o offensivi da parte delle tifoserie e corretto e leale svolgimento delle manifestazioni sportive [44]. A tali disposizioni si aggiungevano le ipotesi di responsabilità di cui agli artt. 11 e 12 CGS, che punivano la società per i comportamenti discriminatori e incitanti la violenza posti in essere da tesserati e propri sostenitori [45] e, ancora, l’art. 14, riferito ai fatti violenti commessi in occasione della gara, sia all’interno del proprio impianto sportivo, sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti, nel caso in cui fossero «direttamente collegati ad altri comportamenti posti in essere all’interno dell’impianto sportivo, da uno o più dei propri sostenitori se dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità pubblica o un danno grave all’incolumità fisica di una o più persone». In tal senso, il Codice affermava un principio generale di responsabilità della società per fatto dei propri sostenitori (art. 4, comma 3, CGS previgente) connesso ad un’ob­bligazione di ordine e sicurezza (comma 4) e a fattispecie speciali, relative a precise condotte e sottoposte a un particolare onere probatorio a carico delle società. La responsabilità poteva quindi definirsi presunta, poiché a temperare l’automatica applicazione della sanzione connessa alla regola generale di imputazione oggettiva della condotta soccorrevano le cinque circostanze esimenti o attenuanti elencate nell’art. 13 [46]: la ricorrenza di un numero non inferiore a tre delle ipotesi tassativamente previste avrebbe comportato il venir meno ovvero una più tenue graduazione delle conseguenze disciplinari [47]. Tenute ferme queste ipotesi di responsabilità semi-oggettiva, poiché temperate dalla (seppur onerosa [48]) facoltà posta in capo alla società di provare alcune circostanze esimenti o attenuanti preventivamente individuate dal Codice, la regola generale ed assorbente delle altre ipotesi andava ricondotta nel contesto di regole ancora una volta di stampo oggettivo (la società [continua ..]

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6. L’evoluzione giurisprudenziale. Responsabilità ed illecito sportivo tra «atto preparatorio» ed «atto idoneo». Il rischio di overdeterrence e il caso Napoli del 2012

Il principio della responsabilità oggettiva, sebbene il dato testuale sia rimasto immutato nel susseguirsi degli aggiornamenti del CGS [65], è stato negli anni oggetto di un’attività di interpretazione di stampo evolutivo ad opera del formante giurisprudenziale [66]. La giustizia endofederale ha prima innescato una riflessione sulla rigidità della regola di responsabilità oggettiva, soprattutto con riferimento alla necessità di attuare un approccio casistico, sensibile alle peculiarità offerte dalla fattispecie concreta. Siffatte decisioni non si spingevano verso la completa disapplicazione della regola di responsabilità oggettiva, ma focalizzavano l’attenzione sul profilo della quantificazione della sanzione, riducendone al minimo la reale afflittività [67]: analogamente, in ambito privatistico un importante ed autonomo ruolo nella concreta graduazione dell’aspetto funzionale della regola di responsabilità è ricoperto dalla fase della c.d. liquidazione del danno [68]. Seguendo tale filone interpretativo, ci si è interrogati su come andasse effettivamente applicato il meccanismo della responsabilità oggettiva in capo ad una società sportiva, ad esempio in ipotesi di illecito tentato ma non completamente consumato, in cui l’illi­ceità della condotta ascrivibile ai tesserati fosse estremamente dubbia e, comunque, quand’anche configurabile, estranea a ogni potere di controllo in capo alla medesima società interessata e, addirittura, funzionale a penalizzare la stessa. In tale prospettiva appare imprescindibile il riferimento alle teorie giuseconomiche: le ipotesi di responsabilità c.d. oggettiva «in senso lato» sono da sempre connesse al profilo della allocazione di un rischio in capo ad un determinato soggetto. La giustificazione di tali forme di responsabilità, come si è avuto modo di constatare, è collegata alla teoria economica della distribuzione di costi e profitti, ponendo in capo all’im­presa anche il costo del rischio che la stessa realizza nell’esercizio della propria attività. La fissazione di tale forma di responsabilità, tradotta in costo, induce l’impresa all’adozione di misure idonee per la minimizzazione, appunto, del rischio. Ecco perché la responsabilità oggettiva viene ad essere [continua ..]

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7. Criteri di imputazione degli illeciti e responsabilità disciplinare delle società sportive per fatto dei tesserati e dei tifosi. Breve analisi comparatistica

Ricostruita in una prospettiva diacronica la regola di responsabilità oggettiva vigente per più di un ventennio nell’ambito dell’ordinamento italiano fino alla recente riforma del Codice di Giustizia Sportiva, l’esame di alcuni tra i maggiori ordinamenti sportivi europei (nello specifico, Francia e Spagna) evidenzia un approccio particolarmente eterogeneo nella disciplina della responsabilità gravante sulla società nel caso di illeciti posti in essere da tifosi e tesserati [75]. In primo luogo, l’art. 8 del Codice disciplinare FIFA [76] e gli artt. 8 e 16 del regolamento disciplinare della UEFA affermano la responsabilità oggettiva dei clubs per il fatto dei propri tesserati e sostenitori [77], nonché in relazione al mantenimento dell’ordi­ne e degli standard di sicurezza sia all’interno che intorno allo stadio prima, durante e dopo le partite, a meno che i clubs dimostrino di non essere stati in alcun modo negligenti nell’organizzazione dell’evento sportivo. A tale precetto generale, che si caratterizza per il temperamento della prova della man­cata negligenza, si aggiunge poi il comma 2 dell’art. 16 del regolamento disciplinare della UEFA, che individua alcune specifiche fattispecie in cui il club è reputato in qualunque caso responsabile, quali l’invasio­ne di campo, il lancio di oggetti, l’accensione di fuochi e l’utilizzo di puntatori laser, danneggiamenti e altri comportamenti che minano l’ordine pubblico dentro e fuori lo stadio [78]. In Francia, l’irrogazione delle sanzioni disciplinari è modulata principalmente sulle regole di stampo penalistico, ovvero sul principio di legalità e di personalità della pena [79] e, ancora, sul principio di colpa dell’agente. Il parametro della legalità è rintracciabile in special modo con riferimento alle ipotesi di reati in materia di doping, in cui i testi di legge individuano in maniera dettagliata i fatti che possono condurre a ipotesi di c.d. colpa disciplinare [80]. Scendendo nel dettaglio, il criterio di imputazione degli illeciti adottato dai regolamenti delle diverse federazioni sportive non trova una collocazione univoca [81]. In ambito calcistico, ad esempio, il perseguimento degli illeciti in conformità al Règlements Généraux de la FFF, è nella [continua ..]

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8. La responsabilità delle società di calcio tra allocazione del rischio, «giusta» perseguibilità degli illeciti sportivi e obiettivi di prevenzione. L’evoluzione normativa italiana e i nuovi articoli 6 e 7 del Co­dice di Giustizia Sportiva

Nel breve quadro comparatistico innanzi descritto e, soprattutto, alla luce delle criticità emerse in decenni di vigenza del CGS, il CONI ha intrapreso un percorso di rinnovamento del sistema di giustizia sportiva, orientato a promuovere con maggiore effettività i principî di equità e ragionevolezza. La funzionalità del principio di responsabilità oggettiva è stata infatti rivalutata alla luce della conclamata necessità di approntare un intervento normativo in grado di chiarire i parametri entro cui il potere discrezionale delle autorità giudicanti è tenuto a operare, nell’ottica della realizzazione di un equo bilanciamento degli interessi contrapposti [91]. In primo luogo, con riferimento alla responsabilità delle società per fatto dei tesserati, l’esperienza applicativa indicava la necessità di garantire un’uniforme gradualità normativa dell’apparato sanzionatorio, rispetto alle molteplici ipotesi di illecito e quasi-illecito che indirettamente investivano le società sportive nel comparto della responsabilità oggettiva e con riferimento ai rapporti che esso instaurava con le violazioni dei principî generali di lealtà sportiva o ancora con le prescrizioni in tema di illecito sportivo. L’art. 6 del novellato Codice di Giustizia Sportiva, ai commi 3 e 4 ricostruisce i precetti di responsabilità precedentemente individuati all’art. 4 CGS, apprestando una declinazione che si discosta in maniera netta dalla figura tipizzata della responsabilità oggettiva – secondo cui la società era da ritenersi automaticamente responsabile pur in difetto di un elemento soggettivo ad essa imputabile – per condurre a un regime di responsabilità di tipo aggravato [92]. Al contempo, il comma 5 dell’art. 6 ricalca integralmente la previsione di cui al comma 4 dell’art. 4 CGS previgente [93], confermando la regola per cui la società, pur ritenuta presuntivamente responsabile per gli illeciti posti in essere a proprio vantaggio da soggetti ad essa estranei, può produrre in contraddittorio elementi di prova validi a dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati, o comunque è esente da ogni addebito qualora vi sia «un ragionevole dubbio» rispetto al fatto che vi abbia preso parte o, ancora, che ne sia [continua ..]

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