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La riforma delle società sportive

Alberto M. Gambino, rispettivamente Professore ordinario di Diritto privato nell’Università Europea di Roma e Vittorio Occorsio, Professore ordinario di Diritto privato nel­l’Università di Roma “Mercatorum”

Il presente saggio affronta il tema delle società sportive. Il settore si è profondamente innovato con il d.lgs. 28 febbraio 2021 n. 36, che ha riscritto l’intera disciplina del diritto sportivo, compresa la disciplina delle società sportive professionistiche e dilettantistiche.

Parole chiave: società sportive, sport amatoriale, federazione.

The reform of sports clubs

The essay is dedicated to sports clubs. The sector was profoundly innovated with the legislative decree February 28, 2021 n. 36, which rewrote the entire legislation of sports law, including the discipline of professional and amateur sports clubs.

Keywords: sports clubs, amateur sport, federation.

Sommario:

1. La riforma delle società sportive del 2021 - 1.1. Le società sportive professionistiche - 1.1.2. Statuto e organi speciali - 1.2. Le società sportive dilettantistiche - 1.2.2. Statuto - 1.2.3. L’assenza dello scopo di lucro - 1.2.4. Il Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche - 2. Un antico problema: dilettantismo sportivo e finalità di lucro - 2.1. La precedente ‘apparizione’ e successiva ‘scomparsa’ della società dilettantistica lucrativa (Legge di Bilancio 2018) - 3. La trasformazione da enti non lucrativi a società lucrative: sorte dei contributi pubblici ricevuti - 4. Un settore molto “speciale”. Le Norme interne di Federazione - 4.1. La tutela del titolo sportivo - 4.2. Società sportive e operazioni straordinarie - NOTE


1. La riforma delle società sportive del 2021

Il diritto sportivo è stato profondamente innovato dal d.lgs. 28 febbraio 2021, n. 36 (Attuazione dell’art. 5, legge 8 agosto 2019, n. 86, recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo) che ha riscritto l’intero sistema normativo di questo settore. Con esso, sono mutate anche le norme che regolavano le società sportive. Il decreto in parola – che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023, ad esclusione delle disposizioni di cui agli artt. 10, 39 e 40 e del Titolo VI che si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2022 – regola compiutamente i requisiti e la disciplina delle società sportive.

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1.1. Le società sportive professionistiche

1.1.1. Costituzione Le società sportive professionistiche come già nella normativa precedente, possono optare per la forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata. In entrambi i casi, e dunque anche al di fuori dei requisiti codicistici, è obbligatoria la nomina del collegio sindacale (art. 13, comma 2, d.lgs. n. 36/2021). L’oggetto della società deve essere esclusivo, salvo lo svolgimento di attività connesse o strumentali a quella sportiva professionistica (ad esempio, svolgimento di scuole; attività di merchandising; sponsorship; attività di gestione di circoli sportivi, e così via). L’atto costitutivo deve prevedere altresì che una quota parte degli utili, non inferiore al 10%, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnico-spor­tiva. Prima di procedere al deposito dell’atto costitutivo presso il Registro delle Imprese, è necessario che la società ottenga l’affiliazione da una o da più Federazioni Sportive Nazionali riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dal Comitato Italiano Paralimpico se svolge attività sportiva paralimpica (art. 13, comma 4, d.lgs. n. 36/2021, cit.). A loro volta, gli effetti derivanti dall’affiliazione restano sospesi fino al completamento del deposito, previsto dall’art. 14, d.lgs. n. 36/2021, dell’atto costitutivo della società, presso la Federazione Sportiva Nazionale alla quale sono affiliate. Coerentemente, anche gli effetti delle delibere dell’assemblea straordinaria di modifica dello Statuto, nonché le modificazioni concernenti gli amministratori ed i revisori dei conti, sono sospesi finché sia eseguito il predetto deposito. L’affiliazione rappresenta dunque un elemento determinante ai fini dell’avvio e della prosecuzione dell’attività: una volta ottenuta, l’affiliazione può essere revocata dalla Federazione Sportiva Nazionale solo per gravi infrazioni all’ordinamento sportivo, e la revoca dell’affiliazione determina l’inibizione dello svolgimento dell’attività sportiva (art. 13, commi 8 e 9, d.lgs. n. 36/2021), con conseguente insorgenza di una causa di scioglimento della società per impossibilità di perseguire l’oggetto sociale (art. 2484, comma 1, n. 2, c.c.) e necessità di [continua ..]

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1.1.2. Statuto e organi speciali

Per quanto riguarda gli statuti delle società professionistiche, la norma (in linea, peraltro, con la disciplina generale) prevede la possibilità di inserirvi vincoli o condizioni per l’alienazione delle azioni o delle quote. Una previsione meritevole di nota è invece quella sull’obbligatoria costituzione di un organo consultivo che provveda, con pareri obbligatori ma non vincolanti, alla tutela degli «interessi specifici dei tifosi» (art. 13, comma 7, d.lgs. n. 36/2021). Tale organo va inserito, insieme agli altri organi societari, nello statuto sociale. L’organo in questione si deve formare da non meno di tre e non più di cinque membri, eletti ogni tre anni dagli abbonati alla società sportiva, con sistema elettronico, secondo le disposizioni di un apposito regolamento approvato dal consiglio di amministrazione della stessa società, che deve stabilire regole in materia di riservatezza e indicare le cause di ineleggibilità e di decadenza, tra le quali, in ogni caso, l’emissione nei confronti del tifoso di uno dei provvedimenti previsti dall’art. 6, legge 13 dicembre 1989, n. 401 (c.d. DASPO: Divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive) o dal codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (di cui al d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159) ovvero di un provvedimento di condanna, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Sono fatti salvi gli effetti dell’eventuale riabilitazione o della dichiarazione di cessazione degli effetti pregiudizievoli. L’organo consultivo elegge tra i propri membri il presidente, che può assistere alle assemblee dei soci. Le società sportive professionistiche adeguano il proprio assetto so­cietario alle disposizioni del presente comma entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

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1.2. Le società sportive dilettantistiche

1.2.1. La forma giuridica Gli enti sportivi dilettantistici possono, a seguito della riforma del 2021, costituirsi anche nella forma delle società di capitali. È, questa, una storica innovazione, giacché, come si dirà meglio nei prossimi paragrafi, prima d’ora l’attività sportiva dilettantistica non poteva essere a scopo di lucro. La precedente riforma, che nel 2018 aveva aperto alle società dilettantistiche lucrative, era stata abrogata, come infra si dirà, in meno di sei mesi. Pertanto, con l’entrata in vigore della riforma, gli enti sportivi dilettantistici potran­no assumere una delle seguenti forme giuridiche: a) associazione sportiva priva di personalità giuridica disciplinata dagli artt. 36 ss. c.c.; b) associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato; c) società di cui al Libro V, Titolo V, del codice civile. Gli enti sportivi dilettantistici, ricorrendone i presupposti, possono inoltre assumere – naturalmente, se costituiti nella forma associativa – la qualifica di enti del Terzo Setto­re, ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. t), d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (c.d. Codice del Ter­zo Settore), ovvero (anche se costituiti in forma societaria) di impresa sociale, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. u), d.lgs. 3 luglio 2017, n. 112. È, questa, una importante pre­visione che allinea il settore sportivo all’ambito del Terzo Settore, ormai divenuto estre­mamente rilevante alla luce del nuovo Codice del Terzo Settore. Anche gli enti sportivi dilettantistici si affiliano annualmente alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva. Essi possono affiliarsi contemporaneamente anche a più di un organismo sportivo affiliante.

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1.2.2. Statuto

Per quanto riguarda le prescrizioni che devono essere necessariamente recepite nel­l’atto costitutivo (i.e. nello Statuto) delle società sportive dilettantistiche, si annoverano le seguenti. L’oggetto sociale deve avere specifico riferimento all’esercizio in via stabile e prin­cipale dell’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche, ivi comprese la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica. Non è quindi più prescritta l’esclusività dell’oggetto sociale, diversamente da quanto sinora previsto e da quanto previsto tuttora per le società sportive professionistiche. Le società sportive che assumono la forma societaria non devono inserire nello Statuto norme sull’ordinamento interno ispirate a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche sociali, perché si applicano le disposizioni del codice civile. In caso di scioglimento, è necessario devolvere ai fini sportivi il patrimonio (art. 7, d.lgs. n. 36/2021). Questa previsione rappresenta una novità nell’intero settore del diritto societario, in quanto applica a quest’ambito principi propri delle attività non lucrative. Una simile norma è prevista, ad esempio, per le associazioni e fondazioni: cfr. art. 32 c.c. Per quanto riguarda il compimento di attività secondarie e strumentali, esse possono essere esercitate a condizione che l’atto costitutivo o lo Statuto lo consentano e che abbiano carattere secondario e strumentale rispetto alle attività istituzionali, secondo i criteri che saranno definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del­l’Autorità politica da esso delegata in materia di sport, di concerto con il Ministro del­l’economia e delle finanze. È da ritenersi che queste clausole configurino in realtà una vera e propria condizione per la costituzione della società, ai sensi dell’art. 2329, comma 1, n. 3), c.c., che prevede che per procedere alla costituzione della società è necessario «che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società». Non si tratta infatti di una ipotesi di [continua ..]

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1.2.3. L’assenza dello scopo di lucro

La possibilità che l’attività sportiva dilettantistica sia svolta con modalità lucrative è tuttavia calmierata dalle previsioni contenute nell’art. 8, d.lgs. n. 36/2021. Tale norma prevede che sia le associazioni che le società sportive dilettantistiche destinino eventuali utili ed avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del proprio patrimonio. Del pari, è vietata la distribuzione, anche indiretta, di utili ed avanzi di gestione, fondi e riserve comunque denominati, a soci o associati, lavoratori e collaboratori, am­ministratori ed altri componenti degli organi sociali, anche nel caso di recesso o di qualsiasi altra ipotesi di scioglimento individuale del rapporto. Se costituiti nelle forme societarie, gli enti dilettantistici possono destinare una quota inferiore al cinquanta per cento degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati, calcolate dall’ISTAT, per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio sociale in cui gli utili e gli avanzi di gestione sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante aumento gratuito del capitale sociale o l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato (art. 8, comma 3, d.lgs. n. 36/2021). Inoltre, è ammesso il rimborso al socio del capitale effettivamente versato ed eventualmente rivalutato o aumentato nei limiti di cui al comma 3.

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1.2.4. Il Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche

L’art. 10 del d.lgs. n. 36/2021, che rientra tra le norme che entrano in vigore a partire dal 1° gennaio 2022 e non, come il resto del decreto, il 1° gennaio 2023, ha previsto l’istituzione del Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, con la fina­lità di registrare il riconoscimento delle associazioni e le società sportive dilettantistiche dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate, dagli Enti di Promozione Sportiva. La pubblicità in questo Registro ha funzione costitutiva della certificazione della effettiva natura dilettantistica dell’attività svolta da società e associazioni sportive, ai fini delle norme che l’ordinamento ricollega a tale qualifica. Il Registro è tenuto dal Dipartimento per lo sport, il quale trasmette annualmente al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Entrate l’elenco delle società e delle associazioni sportive ivi iscritte. Le funzioni ispettive sono esercitate dal medesimo Dipartimento per lo sport, avvalendosi della società Sport e Salute S.p.A., partecipata al 100% dal Ministero dell’Eco­nomia e delle Finanze [1]. In caso di violazione di queste disposizioni, il Dipartimento per lo sport diffida gli organi di amministrazione degli enti dilettantistici a regolarizzare i comportamenti ille­gittimi entro un congruo termine, comunque non inferiore a venti giorni. Nel caso di ir­regolarità non sanabili o non sanate entro i termini prescritti il Dipartimento per lo sport revoca la qualifica di ente dilettantistico.

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2. Un antico problema: dilettantismo sportivo e finalità di lucro

Con la riforma è caduta l’idea che lo sport dilettantistico non possa avere fine di lucro. È, questo, un pensiero non nuovo, che ha percorso da sempre il legislatore. La finalità lucrativa era infatti preclusa, prima della Legge di Bilancio 2018, per le società sportive dilettantistiche, come appare evidente da una pur rapida illustrazione della normativa anteriore. In primis, l’art. 32, legge 28 marzo 1986, n. 157 disponeva che «Le società, le associazioni e gli enti sportivi non hanno scopo di lucro e sono riconosciuti, ai fini sportivi, dal Consiglio nazionale del Comitato olimpico nazionale italiano o, per delega, dalle federazioni sportive nazionali. Il riconoscimento delle società polisportive è fatto per le singole specialità dello sport praticato» [corsivo aggiunto]. Il comma 1 dell’art. 90, legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha previsto poi che «Le disposizioni della Legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le al­tre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche si applicano anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro». Inoltre, il comma 17 dello stesso art. 90, legge n. 289/2002 prevede che associazioni e società sportive dilettantistiche debbano indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o la denominazione sociale dilettantistica e possono assumere le forme a) della associazione sportiva priva di personalità giuridica disciplinata dagli artt. 36 ss. c.c.; b) della associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato ai sensi del regolamento di cui al d.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361; c) della società sportiva di capitali o cooperativa costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro. Il successivo comma 18 del medesimo articolo stabilisce che «Le società e le associazioni sportive dilettantistiche si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l’al­tro essere indicata la sede legale. Nello Statuto devono essere espressamente previsti: a) la denominazione; b) l’oggetto sociale con riferimento all’organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica; c) l’attribuzione della rappresentanza legale [continua ..]

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2.1. La precedente ‘apparizione’ e successiva ‘scomparsa’ della società dilettantistica lucrativa (Legge di Bilancio 2018)

I commi 353 ss. dell’art. 1, legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2017, n. 302, entrata in vigore il 1° gennaio 2018, avevano previsto che le attività sportive dilettantistiche potessero essere esercitate con scopo di lucro in una delle forme societarie di cui al titolo V del libro quinto del codice civile: «Le attività sportive dilettantistiche possono essere esercitate con scopo di lucro in una delle forme societarie di cui al titolo V del libro quinto del codice civile» [7]. Il legislatore ha, tuttavia, ritenuto che una tale figura rappresentasse un caso di «straordinaria necessità e urgenza» richiedente l’emanazione di un decreto-legge ai sensi dell’art. 77 Cost. per sopprimerla. Il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 (in Gazzetta Ufficiale 13 luglio 2018, n. 161), recante «Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese» (c.d. Decreto Dignità), ha disposto all’art. 13 l’abrogazione dei precitati commi della legge n. 205/2017 e pertanto la possibilità di costituire una società sportiva dilettantistica lucrativa. Vale la pena occuparsi dei requisiti e delle caratteristiche della s.s.d.l. secondo il paradigma offerto dalla Legge di Bilancio del 2018, la quale, sebbene allo stato risulti abrogata, ha costituito il riferimento per la successiva norma del 2021. Il comma 354 della Finanziaria 2018 detta(va) i requisiti necessariamente presenti negli statuti delle società sportive dilettantistiche con scopo di lucro, a pena di nullità: a) nella denominazione o ragione sociale, la dicitura «società sportiva dilettantistica lucrativa»; b) nell’oggetto o scopo sociale, «lo svolgimento e l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche»; c) il «divieto per gli amministratori di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche affiliate alla medesima federazione sportiva o disciplina associata ovvero riconosciute da un ente di promozione sportiva nell’ambito della stessa disciplina». Vi era inoltre l’obbligo di prevedere nelle strutture sportive, in occasione dell’a­pertura al pubblico dietro pagamento di [continua ..]

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3. La trasformazione da enti non lucrativi a società lucrative: sorte dei contributi pubblici ricevuti

Uno dei problemi di maggior rilievo a proposito delle ‘nuove’ società dilettantistiche lucrative è quello legato alla sorte dei contributi pubblici in caso di trasformazione da un ente costituito in forma non lucrativa. Le maggiori criticità dell’operazione di trasformazione di una associazione (o di una società) sportiva dilettantistica non lucrativa, in una società di capitali (sportiva di­lettantistica ma pur sempre lucrativa) derivano, infatti, dalla previsione dell’art. 2500-octies, comma 3, c.c., secondo cui non è ammessa la trasformazione «per le associazioni che abbiano ricevuto contributi pubblici oppure liberalità e oblazioni del pubblico». A tale norma si accompagna l’art. 223-octies disp. att. c.c., ai sensi del quale «la trasformazione prevista dall’articolo 2500-octies del codice civile è consentita alle associazioni e fondazioni costituite prima del 01/01/2004 soltanto quando non comporta distrazione, dalle originarie finalità, di fondi o valori creati con contributi di terzi o in virtù di particolari regimi fiscali di agevolazione. Nell’ipotesi di fondi creati in virtù di particolari regimi fiscali di agevolazione, la trasformazione è consentita nel caso in cui siano previamente versate le relative imposte». È bene chiarire che le contribuzioni pubbliche si possono mostrare in forma diretta, come finanziamenti o sovvenzioni, ovvero anche in forma indiretta: anche la mera age­volazione fiscale è una forma di contribuzione pubblica che rientra nel novero dei presupposti impeditivi della trasformazione (quantomeno nella misura in cui e fino al momento in cui tale contribuzione, diretta o indiretta che sia, sia goduta dall’ente in questione). Le finalità della norma in questione riposano sulla connotazione causale degli enti senza scopo di lucro, la quale preclude una destinazione egoistica dei proventi della gestione e quindi consente un regime di favore per ricevere contributi pubblici e donazioni private, principio che sarebbe agevolmente frodato laddove si consentisse a un soggetto di mutare la propria causa in lucrativa dopo aver percepito tali contribuzioni [8]. In passato si è ritenuto che nell’ipotesi di trasformazione di associazioni sportive in società sportive dilettantistiche (non lucrative) non si porrebbe un problema [continua ..]

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4. Un settore molto “speciale”. Le Norme interne di Federazione

Il settore del diritto sportivo ha assunto, specialmente negli ultimi anni, il valore di un settore a sé, che spazia tra il diritto privato, il diritto societario e il diritto amministrativo, in una dimensione spesso trans-nazionale, dove assumono grande rilievo, oltre alle norme primarie, norme internazionali, norme di natura secondaria e pattizia. A ciò si aggiunge una frammentazione ulteriore all’interno delle varie discipline, presentando le diverse federazioni delle norme ulteriormente speciali, che peraltro sono riconosciute legislativamente come fonti del diritto: si pensi ad es. alle c.d. NOIF, Norme Organizzative Interne di Federazione, che disciplinano il settore calcistico [13]. Ne deriva un sistema estremamente frastagliato e ‘orizzontale’, in ossequio, peraltro, ad una generale tendenza dei vari settori del diritto per una specializzazione sempre più connessa all’ambito economico-sociale di appartenenza (diritto sportivo, diritto della navigazione, diritto immobiliare, e via seguitando), e sempre meno alle tradizionali partizioni cui sono legati gli studi in giurisprudenza (diritto privato, diritto commerciale, diritto amministrativo, ecc.). Così delineato, appare chiaro che trattare delle società sportive richiederebbe in realtà ben più pagine di quelle consentite dall’economia dell’Opera, in quanto si dovrebbe approfondire la disciplina delle società sportive non solo e non tanto alla luce della normativa nazionale generalmente applicabile alle società sportive, bensì all’interno di ciascun ordinamento federale, nonché all’interno delle federazioni internazionali. Un esempio può aiutare a comprendere. Le NOIF della Federazione Italiana Giuoco Calcio (“FIGC”), prevedono una specifica disciplina per le operazioni (i) di fusione, (ii) di scissione e (iii) di conferimento in conto capitale dell’azienda sportiva in una società interamente posseduta dalla società conferente, che coinvolgano società sportive affiliate alla Federazione, che contengono regole ulteriori rispetto a quelle contenute nel codice civile, e precisamente agli artt. 2501-2505-quater c.c. (per le fusioni) e 2506-2506-quater c.c. (per le scissioni), 2555 ss. c.c. (per la cessione e l’affitto d’azienda). Le norme di tale ambito, tuttavia, non sono applicabili alle società sportive [continua ..]

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4.1. La tutela del titolo sportivo

Si possono tuttavia cercare di delineare alcune caratteristiche di tali normative, o meglio, alcune ratio legis, che rispondono a ragioni comuni alle varie Federazioni sportive. Una di esse, forse la più rilevante, è quella legata al titolo sportivo. È infatti di primario interesse per il legislatore federale assicurare continuità all’a­zienda sportiva e soprattutto al titolo sportivo, alla luce dei vantaggi che esso consente [14]. Il titolo sportivo rappresenta il riconoscimento da parte della Federazione delle con­dizioni tecniche sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti previsti dalle norme federali, la partecipazione di una società ad un determinato Campionato (e cfr., ad es., art. 52, comma 1, NOIF della FIGC) [15]. La sua natura giuridica è stata ricondotta – da parte della giurisprudenza amministrativa – allo status dell’affiliato, «non già come situazione giuridica di vantaggio riconosciuta dall’ordinamento generale, bensì solo qualità inerente alla posizione» che ciascun soggetto affiliato riveste nei confronti e nell’ambito dell’organizzazione di cui fa parte. Al di fuori di questo contesto, «non è possibile attribuire al titolo de quo significati autonomi e diversi; [esso] non ha senso se non nell’appartenenza al sodalizio e secondo le re­gole, le condizioni, i requisiti (tecnico-finanziari) previsti dall’ordinamento settoriale» [16]. Altri hanno invece ritenuto trattarsi di un diritto potestativo che «si manifesta completamente al termine di ciascun campionato» al ricorrere di determinati presupposti [17]. Ancora, si è rilevato che esso sarebbe un bene patrimoniale [18], ovvero rappresenterebbe l’avviamento dell’azienda sportiva [19]. È forse possibile accogliere una sorta di mediazione tra le varie teorie, e riconoscere che il titolo sportivo inerisce allo stesso tempo allo status dell’affiliato, riconoscendo a questi il diritto potestativo di partecipare ad uno specifico campionato, senza che possa da ciò argomentarsi una sua natura di bene in senso giuridico, tanto più che è possibile per la Federazione revocarlo [20]; parimenti, esso costituisce l’elemento di mag­gior valore dell’avviamento aziendale delle società sportive. Questi brevi [continua ..]

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4.2. Società sportive e operazioni straordinarie

L’impianto normativo che si è cercato di delineare non è peraltro privo di conseguenze. La necessaria approvazione del Presidente federale comporta, ad esempio, che nel­l’ambito delle società sportive si ricorra più difficilmente alle operazioni straordinarie di fusione, scissione, trasformazione – proprio per il rischio di perdere il titolo sportivo –. In caso di scissione, ad esempio, vi è il problema di evitare che tale operazione possa legittimare una “moltiplicazione” del titolo sportivo. Pertanto, rimanendo all’e­sempio delle NOIF della FIGC, si prevede rimanga affiliata alla Federazione unicamente la società cui, in sede di scissione, risulta trasferita l’intera azienda sportiva, e ad essa vengono attribuiti il titolo sportivo e l’anzianità di affiliazione della società scissa. Ciò comporta, in pratica, che tale operazione sarà ben poco attraente, in quanto comunque essa produrrebbe la sostanziale inattività della società scissa [27]. Per quanto consti a chi scrive, ad esempio, rimanendo nel settore calcistico, quale unica ipotesi del genere, il conferimento di azienda dalla società Parma Calcio F.C. s.p.a. alla società Parma Calcio A.C. s.p.a., costituita appositamente nel 2004 [28]. Nelle (poche) altre volte, invece, risultati sostanzialmente identici alla fusione si sono avverati tramite operazioni di mutamento della denominazione e della sede sociale. Si potrebbe anche ritenere tale espediente come elusivo delle stringenti disposizioni dell’art. 20 NOIF, ma esse ricadono in altre discipline contemplate sempre dalle NOIF, e con discipline peraltro in molti aspetti affini (e cfr. gli artt. 17 e 18 NOIF [29]). È il caso della “fusione” (che tale non era) tra l’Albinese s.r.l. e la Leffe s.r.l., avvenuta nel 1998, ovvero quella che ha coinvolto le società Spal s.p.a. e Giacomense s.r.l. nel 2013: in entrambi i casi si era operato tramite il cambio di denominazione di una delle due società coinvolte, unitamente al trasferimento della sede nella città della cui squadra la società risultante dall’operazione avrebbe acquisito titolo sportivo e anzianità di affiliazione, nonché alla contestuale cessazione dell’attività sportiva dell’altra società, il tutto a fronte di [continua ..]

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NOTE

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