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Riforma dell'ordinamento sportivo e protezione dell'interesse del minore

Francesco Rende, Professore associato di Diritto privato e di Diritto sportivo nell’Università degli Studi di Messina

La recente riforma dello sport ha inciso profondamente sulla condizione degli atleti minorenni. Sono stati, infatti, rimossi i vincoli che legavano anche gli atleti minorenni al proprio club (c.d. “vincolo sportivo”) impedendone il trasferimento senza il consenso della società. Si è, poi, stabilito che, a partire dal dodicesimo anno di età, il minore debba espressamente acconsentire al proprio tesseramento. Il saggio propone un'analisi di siffatte novità normative alla luce del noto principio del “best interests of the child”. Si evidenzia, in particolare, la necessità di una maggiore valorizzazione della capacità di discernimento in un ambito, quale quello della pratica sportiva, che si pone in stretta correlazione con la realizzazione della personalità del minore.

Children’s rights in the sport reform

The recent sport reform has profoundly affected the condition of under 18 athletes. The Legislative Decree n. 36/2021 removed the bonds that also linked underage athletes to their club preventing their transfer without the consent of the club (so-called sporting contracts). It was also established that, starting from the age of twelve, the minor must expressly give his / her consent to the membership. The essay proposes an analysis of the new regulation, in the light of the well-known principle of the «best interest of the child». In particular, is highlighted the need for an enhancement of the capacity of discernment in the field of sporting practice, which is closely related to the realization of the minor’s personality.

Keywords: sporting contracts, minor, membership, capacity of discernment, sports performance.

Sommario:

1. Lo sport come interesse giuridicamente protetto del minore - 2. Dalla dimensione ludica all’ingresso nel mondo sportivo istituzionalizzato - 3. Prestazione dell’atleta e vincolo sportivo - 4. Segue: vincolo e minore età - 5. Il tesseramento degli atleti minorenni - 6. Segue: dopo la riforma - 7. Tesseramento e capacità di discernimento - 8. Pratica sportiva e interesse superiore del minore - NOTE


1. Lo sport come interesse giuridicamente protetto del minore

Per i minori l’esercizio dell’attività sportiva costituisce concretizzazione del più ampio diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative sancito dalla Convenzione per i diritti del fanciullo [1]. Lo sport svolge, peraltro, un ruolo fondamentale nella realizzazione del benessere e dello sviluppo psicofisico dei giovani ed è, oggi, espressamente riconosciuto quale «insopprimibile forma di svolgimento della personalità del minore» [2], collocandosi tra gli strumenti di protezione dell’infanzia che lo Stato deve «favorire» ai sensi dell’art. 31, comma 2, Cost. [3]. Durante la minore età, tuttavia, l’esercizio delle situazioni giuridiche soggettive coinvolge, anzitutto, i genitori, secondo quanto previsto dagli artt. 315-bis e 316 c.c. Rientra, invero, nel compito educativo dei genitori stimolare i figli ad ambire al benessere fisico nonché all’inclusione e alla coesione sociale, favorire lo svolgimento di attività ludiche, ricreative, motorie o specificatamente sportive che riflettano le inclinazioni del minore e lo sollecitino alla cura e al rispetto del corpo e all’osservanza di regole di correttezza e lealtà in ogni ambito dell’agire umano, come pure soddisfare le richieste del minore in quanto correlate al raggiungimento di siffatti traguardi. La positiva realizzazione dell’interesse alla pratica sportiva, inoltre, pur dipendendo dal comportamento del minore, evidenzia un bisogno di adeguata formazione che «chiama in causa» la scuola [4]. A tutti i giovani deve, invero, essere garantita la possibilità di beneficiare di programmi di educazione fisica per sviluppare le proprie attitudini sportive [5]. La Carta internazionale per l’Educazione Fisica, l’Attività Fisica e lo Sport, dopo aver assegnato un ruolo fondamentale all’educazione fisica, all’attività fisica e allo sport, al fine di equilibrare e rafforzare i legami tra l’attività fisica e le altre componenti dell’educazione, sottolinea la necessità di assicurare che «le lezioni di educazione fisica di qualità ed inclusive, preferibilmente su base giornaliera, siano intese come una parte obbligatoria dell’istruzione primaria e secondaria e che lo sport e l’attività fisica a scuola e in tutti gli altri canali delle [continua ..]

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2. Dalla dimensione ludica all’ingresso nel mondo sportivo istituzionalizzato

Anche la pratica dello sport a livello agonistico può atteggiarsi come parte essenziale della formazione di bambini e adolescenti, destinata a definirne il modo di essere e di apparire, a conformarne l’identità fisica e quella personale [11]. Per il giovane che pratica sport a livello agonistico deve, peraltro, essere sempre garantita, soprattutto in tenera età, la dimensione ludica dell’attività [12]. È, tuttavia, inevitabile che, pur con le opportune e necessarie tutele [13], l’attività atletica dei minori determinati a conseguire un elevato accrescimento tecnico e a cimentarsi con le competizioni ufficiali organizzate dalla federazione subisca un’evoluzione dovendo essere programmata secondo modelli organizzativi all’interno dei quali gli spazi di libertà si riducono significativamente e sorgono impegni che possono gradualmente assumere i contorni di veri e propri obblighi giuridici. Tale importante mutamento si verifica con l’ingresso del minore nel mondo sportivo istituzionalizzato, a seguito di tesseramento. L’acquisto, in capo al bambino o all’adolescente, della qualità di soggetto dell’or­dinamento sportivo con l’imputazione dei correlativi effetti giuridici [14], naturalmente, non esclude né limita i diritti legati alla minore età [15]. D’altra parte, l’attività organizzata dalle federazioni all’interno delle categorie di base conserva carattere prevalentemente ludico [16]. Con l’avvio all’attività agonistica [17], tuttavia, si assiste al fisiologico allentamento della dimensione «giocosa» dello sport e alla progressiva emersione degli oneri tipici di un’attività ad indirizzo competitivo [18]. L’inserimento del minore nell’organico della squadra iscritta dall’ente alle competizioni ufficiali [19] non è circostanza neutra e priva di conseguenze, ma impegna l’atleta a partecipare agli allenamenti ed alle gare nelle quali verrà coinvolto [20], dal momento che improvvisi abbandoni potrebbero pregiudicare i risultati agonistici dell’ente e comportare, altresì, un danno patrimoniale e, perfino, non patrimoniale [21]. In questa prospettiva si comprende come l’impegno [22] divenga sempre più stringente con il crescere [continua ..]

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3. Prestazione dell’atleta e vincolo sportivo

La prestazione sportiva – del professionista come del dilettante o dell’amatore, del maggiorenne come del minore di età – costituisce il punto di riferimento principale per l’ente sportivo nella programmazione dell’attività agonistica. A garanzia dell’affidamento riposto dalla società sulla stabilità del rapporto con i propri atleti, l’ordinamento sportivo ha sempre riconosciuto la possibilità di inserire nello statuto degli enti sportivi una clausola preclusiva del diritto dei tesserati di scindere unilateralmente un siffatto legame. Il c.d. «vincolo sportivo» [26] è stato considerato indispensabile per rispondere alle necessità organizzative dell’agonismo federale [27] ritenute ostative della libertà di cambiare a proprio piacimento la compagine sociale con la quale partecipare alle competizioni [28]. Tale restrizione, destinata a regolare rapporti considerati rilevanti unicamente al­l’interno delle federazioni [29], è tradizionalmente ritenuta espressione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo [30]. La dottrina maggioritaria ha, tuttavia, da sempre evidenziato l’eccessiva incidenza del vincolo su situazioni giuridiche soggettive rilevanti per l’ordinamento statale [31]. L’esigenza di modellare in senso più flessibile i rapporti tra atleta e società è emersa, in primo luogo, con l’affermarsi del professionismo [32] e la conseguente trasformazione del legame di natura associativa esistente tra atleta professionista ed ente sportivo in un vero e proprio contratto di lavoro [33]. Appariva inammissibile che, scaduto il termine del c.d. «ingaggio» [34], la società potesse ancora disporre della prestazione del lavoratore [35] e scegliere se stipulare un nuovo contratto o «trasferire il cartellino» ad altro club [36]. Si trattava di un’evidente limitazione della libertà contrattuale che la legge 23 marzo 1981, n. 91, ha provveduto a rimuovere [37], consentendo all’atleta professionista di instaurare un nuovo rapporto contrattuale, una volta cessato il precedente [38]. La legge summenzionata non ha esteso l’abolizione del vincolo allo sport dilettantistico ed in giurisprudenza si è, talora, ritenuto di giustificarne la [continua ..]

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4. Segue: vincolo e minore età

Ancor più delicato è il tema della legittimità del vincolo sportivo imposto agli atleti minorenni, considerata la rilevanza degli interessi coinvolti. A titolo esemplificativo, si passerà in rassegna quanto previsto dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio [46]. L’incontro del minore con il vincolo sportivo può avvenire già a cinque anni allorché il bambino, tesserandosi nella categoria «Piccoli amici», rimane legato all’asso­ciazione per un anno. La medesima durata è prevista per il tesseramento nella categoria «pulcini ed esordienti» (che ricomprende i bambini tra gli otto e i dodici anni) e per quella giovanissimi e allievi (che include gli atleti dai dodici ai sedici anni). A partire dal quattordicesimo anno di età, però, l’atleta può essere tesserato come «giovane dilettante» e, secondo quanto attualmente previsto dalle NOIF [47], assumere un vincolo fino al termine della stagione in cui abbia compiuto il venticinquesimo anno di età [48]. Se già il legame annuale può apparire eccessivo in relazione a bambini che hanno appena cinque anni, manifestamente sproporzionato appare il vincolo imposto al quattordicenne lungo l’arco temporale più importante per la propria formazione agonistica e per lo sviluppo della propria carriera. Si consideri, peraltro, che molti dirigenti pretendono la sottoscrizione della richiesta di tesseramento (come giovane dilettante) in via anticipata, riservandosi di depositarla quando l’atleta avrà compiuto quattordici anni. Regole siffatte, benché fissate con l’intento di agevolare la programmazione dell’attività agonistica, in concreto, favoriscono l’organizzazione di un vero e proprio mercato del cartellino dei minorenni, un mercato nel quale lo sfruttamento lucrativo delle prestazioni atletiche scaturisce da una clausola che sottrae all’adolescente la libertà di selezionare l’associazione reputata più aderente al proprio modo di intendere la pratica di quella disciplina. Il vincolo diviene, pertanto, strumento per «patrimonializzare» la prestazione atle­tica del minore, alla stessa stregua di quella di un professionista [49]. L’esigenza di garantire forme di sostentamento economico alle associazioni che si occupano dello sport di base [continua ..]

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5. Il tesseramento degli atleti minorenni

L’elaborazione dottrinale in tema di tesseramento dell’atleta minorenne è stata, inevitabilmente, influenzata dall’evoluzione normativa del vincolo sportivo che del tesseramento rappresenta il principale effetto giuridico [55]. L’obiettivo di disinnescare la grave compressione indotta dal vincolo sportivo nella sfera giuridica di bambini e adolescenti ha, invero, indotto la dottrina e la giurisprudenza ad assumere, talvolta, posizione particolarmente rigide. Si è, così, ricondotta l’istanza di tesseramento nell’alveo degli atti eccedenti l’or­dinaria amministrazione (art. 320, comma 3 [56], c.c.) e si è, perciò, ritenuto annullabile [57] l’atto mancante dell’autorizzazione del giudice tutelare oltre che del consenso di entrambi i genitori [58]. Non sarebbe possibile sottrarre alla vigilanza dell’autorità giudiziaria il compimento di un atto che determina la compressione di diritti fondamentali indisponibili del minore per un tempo irragionevolmente lungo [59]. Secondo una diversa impostazione, tuttavia, in assenza di una specifica incidenza del tesseramento su aspetti di carattere patrimoniale, l’atto de quo deve considerarsi di ordinaria amministrazione e, come tale, valido se sottoscritto da uno dei genitori [60]. Prendendo le mosse da tali riflessioni, taluni autori osservano come non sia corretto ricondurre il tesseramento entro l’ambito di applicazione dell’art. 320 c.c. [61] che, «richiamando il concetto di amministrazione, trova applicazione con riferimento ad atti incidenti nella sfera giuridica patrimoniale del minore, e non già nella sua sfera personale»; la disciplina del consenso al tesseramento dovrebbe pertanto desumersi dalle regole relative alle modalità di esercizio della responsabilità genitoriale, che – come noto – si diversificano in ragione della capacità di autodeterminazione del minore. In questa prospettiva, al minore, che dimostri «un grado di maturità psico-fisica tale da comprendere i vantaggi e gli svantaggi correlati alla pratica sportiva conseguente al tesseramento», dovrebbe riconoscersi piena autonomia di scelta, anche contro la volontà dei genitori [62]. D’altra parte, sul piano generale e, quindi, a prescindere dal tesseramento, si ritiene che il minore capace di [continua ..]

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6. Segue: dopo la riforma

La dominante incertezza sulla legittimità del vincolo sportivo e sulle regole da seguire per il tesseramento minorile ha indotto il legislatore ad intervenire sulla materia con il già citato d.lgs. 28 febbraio 2021, n. 36. Come auspicato dalla dottrina maggioritaria e nonostante la ferma opposizione delle federazioni e dei rappresentanti delle associazioni sportive dilettantistiche [75], l’art. 31 del d.lgs. n. 36/2021 ha espressamente disposto l’abolizione del vincolo sportivo entro il 1° luglio 2022 [76]. Agli enti che hanno curato la formazione dell’atleta è riconosciuto un premio di formazione tecnica che verrà erogato dalla società sportiva professionistica o dilettantistica con la quale l’atleta stipula il suo primo contratto di lavoro [77]. Per quanto concerne il tesseramento minorile, l’art. 16 dispone che la richiesta deve essere presentata tenendo conto dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni del minore. Essa può essere compiuta disgiuntamente da ciascun genitore nel rispetto della responsabilità genitoriale. Si aggiunge, ancora, che, in caso di disaccordo, si applica quanto previsto dall’art. 316 c.c. e che, una volta compiuto il dodicesimo anno di età, il tesseramento non può prescindere dal consenso dell’interessato [78]. La riforma presenta sicuramente il merito di aver specificamente disciplinato la materia fugando, almeno in parte, i dubbi sorti in dottrina e giurisprudenza. Il legislatore ha ritenuto che gli effetti giuridici del tesseramento, soprattutto dopo aver disposto la contestuale abolizione del vincolo sportivo, non fossero tali da rendere necessario il consenso di entrambi i genitori. Apprezzabile è, ancora, l’esplicito riferimento alla necessità che la domanda di tesseramento risponda alle capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni del minore. Se la pratica sportiva deve essere uno strumento per lo sviluppo della personalità del bambino o dell’adolescente, il tesseramento deve rappresentare il coronamento di un percorso atletico che ha prodotto risultati apprezzabili sul piano dello sviluppo fisico e psichico e che, al minore stesso, è apparso ad un certo punto non più appagante senza compiere il salto di qualità costituito dall’ingresso nel sistema sportivo istituzionale. In questa prospettiva può [continua ..]

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7. Tesseramento e capacità di discernimento

Le soluzioni cui si è accennato possono apparire, prima facie, complessivamente equilibrate perché mirano ad offrire sufficienti garanzie al minore, senza imbrigliare eccessivamente la procedura di tesseramento [80]. La riforma sembra, almeno parzialmente, superare la prospettiva «paternalistica» che guarda al minore quale oggetto di protezione e non come persona intestataria e portatrice di propri e autonomi diritti [81]. Appare, in proposito, emblematica la previsione di un diritto di veto, riconosciuto a partire dal dodicesimo anno di età, a fronte di iniziative dei genitori che non rispecchiano le inclinazioni dei figli. Nella prassi, infatti, il tesseramento costituisce, non infrequentemente, scelta del genitore che, coltivando aspirazioni proprie, punta ad una crescita atletica del figlio all’interno dei circuiti istituzionali, magari confidando in futuri sbocchi professionali. Il riconoscimento del minore come persona [82] non significa, invero, soltanto protezione, ma anche promozione [83], ovvero progressiva concessione, in accoppiamento sincronico con la capacità di discernimento, di sempre maggiori spazi di autonomia nella selezione degli interessi da coltivare e dei corrispondenti comportamenti attuativi [84]; il graduale processo di maturazione del minore porta «a progressivo compimento la programmatica inseparabilità tra titolarità ed esercizio delle situazioni esistenziali» [85]. La storia del minore, si è detto, è quella «del tentativo di affrancarsi … dalla soggezione ad un’altra persona (…) per acquistare in primo luogo dignità di persona autonoma e per giungere, poi, almeno tendenzialmente, all’autodeterminazione» [86]. Con la Convenzione dell’ONU del 1989 e quella di Strasburgo del 1996 si assiste alla piena affermazione del diritto del minore a partecipare ed essere ascoltato in tutti i processi decisionali che lo coinvolgono, fino a pervenire ad un preciso potere di autodeterminazione in ordine alla gestione dei propri interessi e al pieno esercizio dei propri diritti [87]. Ascolto e partecipazione sono strumenti intesi a favorire la realizzazione del best interest of the child [88] ed assolvono al «compito di radicare il senso di ogni previsione normativa, di ogni decisione giudiziaria, di ogni provvedimento amministrativo relativo a minori [continua ..]

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8. Pratica sportiva e interesse superiore del minore

La riforma sembra, dunque, aver escluso ogni possibilità di valorizzare la capacità di discernimento del minore per consentire al giovane atleta di stabilire in autonomia se acquisire lo status di soggetto dell’ordinamento sportivo. Sotto il profilo in esame il legislatore non pare discostarsi dalle scelte effettuate in altri settori che coinvolgono aspetti primari della personalità del minore. Come nella legge n. 219/2017 (in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) [103] e, ancor prima, nella legge n. 10/2010 (concernente la disposizione post mortem del proprio corpo a fini didattici e scientifici) [104], è lasciato agli esercenti la potestà genitoriale il compito di manifestare la volontà dell’interessato. Il legislatore continua, pertanto, ad utilizzare «le tradizionali categorie generali e astratte – come quella della “capacità di agire” [105] e della “(in)capacità” di intendere e di volere», trascurando l’invito della dottrina a far ricorso alla capacità di discernimento da accertarsi caso per caso [106]. Taluni indici normativi consentono, tuttavia, nei settori da ultimo menzionati, un’interpretazione che, senza trascendere il dato letterale, valorizzi nella misura maggiore possibile la capacità di comprensione e di decisione del minore [107]. Si tratta, sostanzialmente, di separare il profilo della formazione del consenso da quello della sua manifestazione esterna. Sotto il primo profilo, l’art. 3 della legge n. 219/2017 riconosce alla persona minore di età un «diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione», espressamente funzionalizzato al «rispetto dei diritti di cui all’articolo 1, comma 1», tra i quali assume rilievo anche quello all’autodeterminazione e a non subire alcun trattamento sanitario senza il proprio consenso; l’ultimo inciso del primo comma dell’art. 3, prevede, poi, che la persona minore di età riceva «informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà». Da qui l’incongruenza – segnalata dall’elaborazione dottrinale – di previsioni normative che, pur avendo ampiamente [continua ..]

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NOTE

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