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Il benessere animale nello sport *

Norma Borgese, Dottoressa in Giurisprudenza nell’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Sturiorum”

Il presente articolo tratta di un’analisi critica sul benessere animale nell’ambito del diritto sportivo la quale termina con una proposta di riforma, partendo dalle principali problematiche riscontrate, alla luce della recente Legge Delega sul riordino dell’ordinamento sportivo, che include tra i suoi punti essenziali una rivisitazione delle regole delle discipline sportive che prevedono l’impiego di animali, in particolare avendo riguardo agli aspetti relativi al trasporto, la salute ed il benessere. L’analisi parte dalla difficile definizione del concetto di «benessere animale», specialmente nel complesso bilanciamento con i bisogni dell’uomo, ma il punto di approdo è uno studio approfondito sugli sport ed altri tipi di attività che includono l’impiego di animali e le leggi a questi inerenti, focalizzandosi sulla figura del «cavallo atleta». Le lacune normative e le incongruenze sistematiche conducono al bisogno di un auspicabile e decisivo intervento organico del legislatore, in relazione alla protezione degli equidi prima, durante e, soprattutto, al termine della loro carriera sportiva.

PAROLE CHIAVE: Covid 19 - reati contro gli animali - animal welfare - benessere animale - doping equestre - equidi

Animal welfare in sport

This article deals with a critical analysis on animal welfare in the field of sport law which ends with the a reform proposal, starting from the main problems encountered, in the light of the recent Enabling Act on the reorganization of the sports system, which includes among its essential points a review of the rules on sporting disciplines using animals, in particular in the aspects relating to transport, health and welfare. The analysis starts from the difficult definition of the concept of «animal welfare», especially in the complex balance with human needs, but the landing point is an in-depth study on sports and other types of activities that involve the use of animals and the legislation to these inherent, focusing on the figure of the «athlete-horse». Regulatory gaps and systematic inconsistencies lead to the need of a desirable and decisive organic intervention by the legislator, related to the protection of equine animals before, during and, above all, at the end of the sporting career.

Sommario:

1. Definizione di benessere animale: le Cinque Libertà - 1.1. La normativa europea in tema di benessere animale - 2. L’Animal Welfare in ambito sportivo: le principali norme federali sul tema - 3. Tutela del cavallo atleta e vuoti normativi - 3.1. Il Codice per la tutela e gestione degli equidi e il Regolamento FISE per la tutela del cavallo sportivo - 4. La disciplina sul trasporto di equidi sportivi - 5. Anagrafe equina e tutela del cavallo «non D.P.A.» dopo l’attività agonistica - 6. Profili di responsabilità del veterinario sportivo - 7. Il doping equestre - 8. Prospettive di riforma - NOTE


1. Definizione di benessere animale: le Cinque Libertà

Nonostante l’espressione «benessere animale» nasca nell’ambito dello sfruttamento degli animali c.d. da reddito, nella filiera delle produzioni alimentari, questa enuclea, ad oggi, tutte quelle situazioni ed attività che prevedono il coinvolgimento di qualsiasi tipo di animale, incluso dunque anche il settore sportivo e le discipline che prevedono l’impiego di “animali atleti”, in primis l’ippica e gli sport equestri. Quella del benessere animale è una tematica complessa e multidisciplinare, in quanto coinvolge diverse dimensioni: scientifica, giuridica, etica, economica, politica, e mette insieme studi su in campo biologico e psicologico, accostando l’apporto di varie scienze. L’etologia, tra queste, ha un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza delle ricerche sul­l’animal welfare (Millmann) [1]. La grande sfida sul tema, di non poca complessità, è quella di trovare una definizione di benessere animale che sia univoca e metta d’ac­cordo gli operatori della scienza e del diritto, i veterinari, i ricercatori. La base di partenza è di certo costituita dalla concezione di animale quale «essere senziente», di origini darwiniane [2], così come voluto anche dal legislatore europeo nel Trattato di Lisbona [3]. È bene anticipare che non esiste, allo stato dell’arte, una definizione ufficialmente riconosciuta di benessere. Ciononostante, sono molti gli studiosi che nel corso del tempo hanno provato a darne una [4]. Quello dei parametri da utilizzare è sicuramente un altro problema non esente da complessità: come si misura il benessere? Non vi è un modello oggettivo di quantificazione; esistono, però, le «good animal care practicies» – c.d. GACAP – generalmente individuate in una serie di fattori, quali: ambienti adatti e confortevoli, dieta appropriata, possibilità di comportarsi in modo naturale, evitare di minimizzare i fattori di sofferenza e dolore. In altre parole, dare le giuste attenzioni ai bisogni dell’animale in sé [5]. È importante evidenziare come il fattore “sofferenza” giochi tra questi un ruolo chiave nel concetto di senzienza e venga generalmente assunto come uno tra i principali parametri per la misurazione dello stato di benessere degli animali, su ispirazione delle parole del [continua ..]

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1.1. La normativa europea in tema di benessere animale

Il quadro giuridico in tema di benessere animale è articolato e multiforme. Il legislatore europeo, in particolare, si è focalizzato perlopiù sul mondo della produzione alimentare nelle sue fasi essenziali: allevamento, trasporto e macellazione. Dagli anni Sessanta in poi, il Consiglio d’Europa si è attivato al fine di promuovere accordi internazionali sulla tutela del benessere animale: del 1976, ad esempio, è la Convenzione Europea per la protezione degli animali negli allevamenti; nel 1978 è stata firmata invece quella per la protezione durante il trasporto. Numerosa è anche la produzione legislativa di direttive e regolamenti, incentrata su specifici ambiti settoriali [14]. Dopo l’affermazione dell’animale come essere senziente ex art. 13 TFUE, reo di costituire una sorta di «occasione mancata» per dare una definizione concreta di benessere animale, non è stata ancora del tutto abbandonata la concezione antropocentrica, in quanto il riferimento al benessere animale spesso non è altro che un escamotage per arrivare quella che è la reale tutela, ovvero il benessere dell’uomo: esempio tipico il miglioramento della salute animale nella filiera produttivo-alimentare, finalizzata perlopiù a salvaguardare la salute umana (Sobbrio) [15]. Benessere animale, in questo senso, è tradotto come miglioria delle condizioni di vita degli animali per influire su quelle umane, nel rispetto degli equilibri economici e di mercato, nonché degli interessi dell’uomo stesso. Il disposto dell’art. 13 TFUE, infatti, è volto a sacrificare le esigenze in materia di benessere a fronte del rispetto di disposizioni che siano riguardino «riti religiosi, tradizioni culturali e il patrimonio regionale». La norma sancisce dunque numerose deroghe: tra queste, ad esempio, emerge spesso a livello giurisprudenziale il problema del rito islamico delle macellazioni rituali, affrontato anche dalla Corte di Giustizia [16]. La protezione del benessere animale ex art. 13 TFUE, più che un principio generale, è in conclusione un «obiettivo implicito» del Trattato, un «generico interesse alla garanzia del benessere degli animali» [17], come sottolinea spesso la Corte. Una delle norme più rilevanti a livello europeo è la Direttiva del 20 [continua ..]

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2. L’Animal Welfare in ambito sportivo: le principali norme federali sul tema

Sono principalmente tre le attività sportive che hanno come protagonisti i c.d. animali atleti: l’equitazione, gli sport cinofili e, infine, l’attività dei colombi viaggiatori. Nell’ambito dello sport con animali, le singole norme federali prevedono in modo più o meno ampio disposizioni improntate al soddisfacimento dei requisiti di benessere animale, formando un incrocio tra diverse discipline: la normativa interna ed europea vista in precedenza e i regolamenti, nonché codici etici e deontologici, delle Federazioni. Per quanto concerne gli sport equestri, seppur ripresi in seguito, meritano comunque un cenno i documenti più significativi in tema di benessere animale: in primis lo Statuto FISE [22], dove all’art. 2, comma 2 viene promossa la salute dei cavalli e cavalieri. Il Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Salute e la FISE del 2018, guardando proprio allo Statuto e agli obiettivi della Federazione, che annovera i medici veterinari tra i propri tesserati, fa proprio il fine della promozione della cultura equestre, oltre alla gestione dell’anagrafe equina: in particolare l’art. 2 del Protocollo statuisce che il Ministero e la FISE «si impegnano a porre in essere e promuovere le iniziative concordate al fine di favorire il rispetto del benessere del cavallo sportivo e l’informa­zione sulle buone pratiche relative alla gestione degli equidi e sulla normativa vigente». Interessante, inoltre, il richiamo alla proposta dell’OIE, contenuta nel Terrestrial Animal Health Code, di inserire il concetto di «Cavallo atleta» o «Cavallo sportivo», raccomandando l’istituzione di una sottopopolazione di cavalli che vengono spostati per le gare equestri: si parla di «High Health/High Performarce Horse (HHP)». Infine, il documento insiste sulla promozione e diffusione di corrette pratiche di cultura e rispetto del cavallo sportivo sulla base di evidenze scientifiche e normative. Fondamentale è poi il Codice per la tutela e gestione degli equidi, che declina dei principi fondamentali basati sulle linee guida della International Society for Equitation Science e fissa i parametri per il rispetto delle esigenze etologiche e benessere di cavalli, pony, asini, muli e bardotti, oltre a promuovere la preziosa relazione tra uomo e animale. Il Codice è un documento interessante [continua ..]

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3. Tutela del cavallo atleta e vuoti normativi

Il cavallo è sempre stato per l’uomo un animale prezioso: inizialmente percepito solo come preda e fonte di cibo, il cavallo selvatico è stato nel corso del tempo addomesticato fino a diventare un vero e proprio «mezzo di trasporto», nonché accompagnatore di cavalieri in guerra e fido compagno delle più importanti personalità storiche, simbolo di nobiltà e regalità [37]. Oggi, il rapporto tra l’uomo e il cavallo è mutato, soprattutto nel contesto sportivo: il cavallo è, nell’ambito dell’ippica e degli sport equestri, il vero e proprio atleta, il «compagno di squadra» dell’uomo. Il Regolamento Generale FISE al Libro VII [38] sui Cavalli e Cavalieri, definisce infatti all’art. 361, comma 3 il cavallo come «atleta», nobilitando la sua posizione e ponendola al centro degli sport in questione, con riferimento anche ai pony ed altri equidi iscritti al Ruolo del Cavallo FISE a norma dell’art. 33 del Regolamento Generale: è proprio questa formalità ad assegnare ex comma 2 la qualifica di «cavallo atleta», qualora non sia destinato alla produzione di alimenti (v. infra). L’iscrizione, le cui modalità procedurali sono meticolosamente descritte al successivo art. 34, viene annualmente rinnovata e prevede il contestuale rilascio del Passaporto FEI. A concorrere nella tutela del benessere del cavallo atleta in concreto vi sono diversi soggetti, che non sempre coincidono nella medesima persona: allevatori, addestratori, proprietari, cavalieri, veterinari. Sinteticamente, i parametri principali che questi devo­no tenere in considerazione sono: l’animale e i suoi bisogni fisiologici e comportamentali; l’ambiente, sul quale incidono le caratteristiche e dimensioni di box o paddock e la gestione del lavoro; il rapporto che intercorre tra loro e il cavallo, in quanto l’armonia uomo-animale influisce in modo significativo sul benessere. Il fattore comportamentale può aiutare ad indicare uno status più o meno elevato di benessere, pertanto è importante osservare i comportamenti dei cavalli e le risposte a determinati stimoli [39]. Il cavallo è un animale sensibile, che tende ad esternare le condizioni di stress o malessere, pertanto spesso sono i comportamenti stereotipati ad essere associati ad un basso [continua ..]

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3.1. Il Codice per la tutela e gestione degli equidi e il Regolamento FISE per la tutela del cavallo sportivo

Il Codice per la tutela e gestione degli equidi, aggiornato al 2015, è un atto di natura giuridica non vincolante predisposto dal Ministero della Salute di concerto con il CONI, la FISE e il Comitato scientifico, che ha l’obiettivo di promulgare il rispetto del cavallo come essere senziente e riconoscerlo come compagno di sport, atleta e co-terapeuta. Riconosce diritti e tutele mirando alla risoluzione dei problemi comportamentali e di addestramento più comunemente noti e analizzati in precedenza. L’ambito di applicazione è relativo a cavalli e cavalieri degli sport equestri e altre attività che prevedono l’impiego di equidi come quelle terapeutiche e riabilitative. Il Codice si accosta al Regolamento che la FISE per la tutela del cavallo sportivo del 2007 e si aggiorna alle più recenti evidenze scientifiche: tra i due documenti verranno analizzate somiglianze e le principali differenze. Il Codice fissa i parametri relativi ai livelli essenziali di benessere, basandosi sugli standard di civiltà odierni e soprattutto sulla già largamente analizzata legislazione penale in tema di tutela dei diritti degli animali. Il primo Libro del Codice è interamente dedicato alla detenzione degli equidi ed è rivolto principalmente al proprietario e/o detentore con lo scopo che questo assicuri al cavallo un’idonea sistemazione, alimentazione e presti le cure necessarie. A tale scopo, gli equidi devono essere accuditi da soggetti competenti, un personale sufficiente e monitorati da costanti ispezioni sull’adeguatezza delle cure e del rispetto dei bisogni essenziali; inoltre si accompagnano a questi determinati divieti circa i metodi di addestramento e allevamento: evitare sofferenze, ansie e lesioni tanto fisiche quanto alla dignità dell’animale. La corretta alimentazione è invece quella che risponde al principio di adeguatezza in base alla razza e specie del cavallo [54] e proporzionalità nella razione degli alimenti e qualità degli stessi. Importante è che l’equide non debba compiere attività faticose successivamente al pasto e le strutture devono essere adeguate per evitare contaminazioni e permettere di mangiare con facilità [55]. Vi è inoltre una costante verifica di adeguatezza delle strutture e sulle eventuali misure di messa in sicurezza delle stesse, mentre al fine di prestare adeguate cure [continua ..]

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4. La disciplina sul trasporto di equidi sportivi

Un cenno particolare merita il caso in cui la tutela del benessere debba essere assicurata in una delle fasi più delicate per l’animale: quella del trasporto. Nel contesto dello sfruttamento degli animali da allevamento, ma anche in occasione di altre particolari circostanze, tra le quali rientra la partecipazione alle manifestazioni sportive, il momento del trasporto può generare negli animali un particolare stato di disagio, paura e stress psicofisico, specie nei viaggi di lunga durata: così il Preambolo della Convenzione europea sulla protezione degli animali nel trasporto internazionale del 2003. La Convenzione già dettava delle linee guida, ma il Regolamento UE del 22 dicembre 2004, n. 1/2005 [64] è la vera fonte di riferimento per quanto riguarda il trasporto degli animali su brevi e lunghe tratte di viaggio e operazioni correlate, adottato a seguito dell’intento di rendere generale e rinnovare la precedente direttiva 91/628/CEE del Consiglio, che disciplinava la materia, e del parere del comitato scientifico della salute e del benessere degli animali durante il trasporto dell’11 marzo 2002, sulla base dell’urgenza di tener conto delle nuove prove scientifiche sul tema. Dal Preambolo emerge la necessità di responsabilizzare i trasportatori e ampliare i controlli da parte delle autorità competenti, per minimizzare i rischi per la salute degli animali trasportati: procedure specifiche e il più innovative possibili potrebbero a tal proposito risultare utili, come la previsione, ad esempio, della tracciabilità delle operazioni di trasporto. Il Regolamento si applica al trasporto di animali relativo ad una qualsiasi attività economica e verso cliniche veterinarie o in provenienza dagli stessi all’interno dell’Unio­ne Europea, includendo nel campo di applicazione oggettiva sia il trasporto che i controlli da effettuare. Ai sensi dell’art. 4, nessuno è autorizzato a trasportare animali senza un documento che specifichi tutte le caratteristiche e modalità del viaggio [65]. Inoltre il trasportatore deve detenere un’autorizzazione autoritativa ai sensi dell’art. 10 dello stesso Regolamento e del­l’art. 11 nel caso di lunghi viaggi. Viene poi responsabilizzata (art. 8) la figura dei detentori, nonché ribadita la necessità di previa omologazione del mezzo ex art. 7, secondo [continua ..]

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5. Anagrafe equina e tutela del cavallo «non D.P.A.» dopo l’attività agonistica

Il Regolamento del 6 giugno 2008 n. 504 della Commissione Europea recante «Attuazione delle direttive 90/426/CEE e 90/427/CEE del Consiglio per quanto riguarda i metodi di identificazione degli equidi» disciplina l’identificazione degli equidi nati nell’Unione o immessi in libera pratica nell’Unione mediante il c.d. «passaporto equino», un documento polivalente che soddisfa esigenze di sanità pubblica e animale, fondamentale per un riordino nell’ambito degli sport equestri. Il cavallo, ai sensi dell’art. 20, è destinato alla macellazione per il consumo umano salvo che non sia dichiarato tale all’interno della nota Sezione IX del documento identificativo o qualora non sia permesso dal veterinario responsabile. A seguito del rilascio del documento, l’organismo emittente provvede a registrare nella sua base dati determinate informazioni sull’equide [71]. Per gareggiare nei circuiti FISE, il Cavallo deve essere iscritto ai Ruoli Federali FISE dei Cavalli Sportivi. Contenuto nel Libro VII, Titolo I del Regolamento generale FISE, recante «Norme generali relative ai cavalli atleti», l’art. 361 prevede l’orga­nizzazione del Ruolo realizzata per anagrafi delle singole tipologie di equidi. Possono essere iscritti al Ruolo solo equidi di età di 3 anni o superiore per i quali il proprietario abbia dichiarato la destinazione «non DPA». A seguito dell’iscrizione a ruolo, l’equide assume la qualifica di «cavallo atleta» e gareggia sotto l’egida FISE. Il Libro I disciplina all’art. 33 l’iscrizione del Cavalli Sportivi al ruolo, che deve essere annualmente rinnovata e necessita la preliminare registrazione del cavallo presso la competente Banca dati nazionale. Vengono richiesti un documento di identificazione del cavallo [72] e l’Allegato A del Regolamento Veterinario FISE compilato [73]. La prima iscrizione ai Ruoli Federali è oggi disciplinata a seguito della recente delibera federale del 30 luglio 2019, in forma telematica, seguendo le disposizioni del­l’art. 35 del Regolamento generale. Vengono indicati quali «documenti obbligatori e necessari» nella delibera: il passaporto e/o i documenti integrativi, il certificato di misurazione obbligatorio in caso di tesseramento di un pony e i documenti di identità del proprietario. Connesso [continua ..]

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6. Profili di responsabilità del veterinario sportivo

Negli sport equestri il ruolo del veterinario è fondamentale e la sua posizione fa emergere problemi etici e di responsabilità ancor più complessi rispetto a quelli della medicina sportiva umana: sono qui infatti coinvolti più soggetti rispetto al triplice rapporto medico-paziente-società, i quali, non raramente, si trovano in conflitto di interessi. Compito della normativa in materia dovrebbe essere quello di superare questi conflitti e indicare precisamente le responsabilità a carico del medico veterinario, sacrificando quelli che sono gli interessi di natura economica in nome della tutela del benessere del cavallo atleta. Tra gli interessi in gioco abbiamo il bisogno di confidenzialità del cliente pagante, che spesso è il proprietario, nonché la necessità del veterinario di condividere informazioni relative allo status dell’animale per tutelare il suo benessere e la volontà di farlo gareggiare, propria dell’addestratore, manager o società stessa [80]. Bilanciare gli interessi nel mondo del diritto non vuol dire però intraprendere la strada più eticamente corretta, in particolar modo quando quelli economici sono ingenti: la responsabilità del medico veterinario, in questo quadro, si dovrebbe tuttavia delineare partendo dalla tutela nei confronti della salute del paziente non umano e l’in­tegrità della professione. La responsabilità del veterinario si dirama dunque nei confronti di tutti i soggetti menzionati e riguarda generalmente il tema della confidenzialità, dell’uso e abuso di medicinali e degli infortuni. Come accennato, in realtà non è una materia dissimile da quella della responsabilità del medico sportivo [81] in quanto anche nel contesto dell’atleta “umano” l’interesse dello stesso potrebbe convergere rispetto a quello del suo allenatore o della sua società nelle scelte da intraprendere, a differenza di un normale paziente che ha autonomia rispetto alle decisioni che riguardano direttamente la propria salute [82]. A chi deve rispondere invece il veterinario? Questo è un dilemma etico, ma ancor prima giuridico. Il Comitato Veterinario FEI ha già ribadito nel 2012 con il «Codex FEI Official Veterinarians» il concetto fondamentale secondo cui un veterinario ufficiale FEI debba compiere [continua ..]

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7. Il doping equestre

Del doping negli sport equestri c’è traccia già ai tempi dell’Antica Roma, dove si racconta che ai cavalli venisse dato un miscuglio di miele e acqua per incrementare la resistenza. Nel corso del tempo, grazie alla scienza, sono aumentati gli strumenti a disposizione dell’uomo per testare la presenza di sostanze alteranti e ad oggi i controlli antidoping sono sempre più frequenti e approfonditi. Come nel doping umano, anche qui il bene da tutelare è duplice: tanto i valori di una sana e corretta competizione, quanto il benessere e la salute dell’atleta gareggiante, ovvero il cavallo. A differenza dell’uomo, però, l’animale ingerisce qualsiasi cosa gli venga somministrata, rendendo il fenomeno dell’autodoping inconsistente; sono pertanto le Federazioni ad assumere una posizione di garanzia nei confronti della tutela della salute del cavallo e della salvaguardia al suo benessere. In ambito FEI si è discusso per la prima volta sul tema alla Conferenza Internazionale di Roma del 1977, dove è stata approvata una lista di sostanze proibite. I punti di svolta sono stati però le Olimpiadi di Atene del 2004, in cui quattro cavalli atleti sono risultati positivi a sostanze proibite, e le Olimpiadi di Pechino del 2008, dove altri quattro cavalli sono risultati positivi alla capsaicina: a seguito di questa vicenda, il Tribunale FEI ha applicato il principio di responsabilità oggettiva, per la quale la sola presenza delle sostanze contenute in elenco fosse sufficiente ad integrare la fattispecie illecita, rendendo altrimenti impossibile la lotta al doping, soprattutto qualora si debba cercare sempre la prova dell’intenzione, rilevando in particolar modo nelle competizioni di massimo grado quali le Olimpiadi in cui l’atleta assurge ad esempio di sportività nei confronti del mondo intero. Il problema riscontrato dal Tribunale FEI è stato quello che una singola sostanza potesse essere al contempo una sostanza proibita tanto quanto una sostanza farmacologica permessa e questo rese i controlli complicati, in quanto risultava impossibile scindere il lecito dall’illecito. A seguito delle vicende di Pechino, la FEI ha convocato la «Clean Sport Commission» con l’intento di promuovere la cultura antidoping negli sport equestri: prendendo a riferimento in un primo momento, anche eccessivamente, le disposizioni del Codice [continua ..]

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8. Prospettive di riforma

Nel recente 2019 il Senato ha approvato, su iniziativa del Governo e in seguito all’approvazione della Camera [94], la legge 8 agosto 2019, n. 86 recante «Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione», da adottare mediante uno o più decreti legislativi. Il primo Capo si occupa delle disposizioni in materia di ordinamento sportivo, specialmente alla luce della Legge di bilancio 2019 e le sue innovazioni in materia; il secondo Capo, invece, ha lo scopo di delegare il Governo di una riforma in materia di professioni sportive: enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché la disciplina del rapporto di lavoro sportivo [95]; il terzo Capo si occupa poi del riordino e riforma delle norme di sicurezza in materia di costruzione e ammodernamento degli impianti sportivi; infine, troviamo la clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano. L’art. 5, che introduce il secondo Capo, è ciò che rileva ai fini della presente trattazione, in quanto si occupa del riordino e della riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché del rapporto di lavoro sportivo [96]: la disciplina del diritto sportivo si intreccia con quella del benessere del­l’animale atleta nel disposto della lett. n) del primo comma [97], che prevede un riordino delle normative applicabili alle discipline sportive con impiego di animali, tra le quali quelle analizzate in precedenza, avendo riguardo in particolare a tre aspetti fondamentali: gli aspetti sanitari, il trasporto, la tutela e il benessere «degli animali impiegati in attività sportive». Questi, a ben vedere, sono i tre punti di cui abbiamo rilevato le maggiori criticità nell’analisi delle discipline a loro tutela, specie trattando degli sport equestri. Infatti, gli aspetti sanitari a tutela dei cavalli atleti non hanno mai trovato considerazione, ad oggi, all’interno di una fonte normativa primaria, riflesso di una preferenza verso gli interessi economici legati ai risultati sportivi, a discapito della salute dell’animale; altresì, la disciplina sul trasporto che, seppur contenuta in un Regolamento europeo con efficacia direttamente vincolante per gli Stati membri, trova in concreto vuoti di tutela [continua ..]

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NOTE

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