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Il giusto processo sportivo innanzi al collegio di garanzia dello sport *

Enrico Lubrano, Docente di Diritto dello Sport nell’Università degli Studi di Roma “Luiss Guido Carli”. Avvocato

L’obiettivo principale del presente contributo è di analizzare il giusto processo innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport, che ha competenza sull’ordinamento sportivo e sulle decisioni della Giustizia delle varie Federazioni Sportive, secondo la disciplina del Codice di Giustizia Sportiva, che prevede i principi fondamentali e le regole processuali per in giudizi innanzi alla Giustizia Sportiva. La competenza del Collegio di Garanzia presenta alcune peculiarità: in primo luogo, il Collegio di Garanzia può essere adito soltanto dopo l’esperimento dei gradi di Giustizia presso le Federazioni Sportive (c.d. “pregiudiziale federale”); in secondo luogo, il Collegio di Garanzia ha una competenza generale di sola legittimità.

PAROLE CHIAVE: giusto processo - collegio di garanzia dello sport - legittimazione attiva - legittimazione passiva - giusto processo sportivo - competenza del giudice - Covid 19

The due process before the collegio di garanzia dello sport

The main purpose of this paper is to analyze the due process by the Italian Collegio di Garanzia per lo Sport, which has jurisdiction over the sporting legal system of the sports federations, regulated by the Sports Justice Code, which provides some fundamental principles and all the rules of the procedure by Sports Justice. The jurisdiction of the Collegio di Garanzia per lo Sport is regarded as unusual in multiple respects, firstly it has jurisdiction that may be brought only where all the instances of sporting justice have been exhausted, secondly it has jurisdiction only on issues of legitimacy.

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COMMENTO

Sommario:

Introduzione - SEZIONE I. – Il giusto processo sportivo - 1. Evoluzione storica dell’ultimo grado di Giustizia Sportiva - 2. Il Codice della Giustizia Sportiva e l’istituzione del Collegio di Garanzia dello Sport - 3. I principi generali del giusto processo sportivo - SEZIONE II. – Il giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport - 1. Le materie oggetto di competenza del Collegio di Garanzia dello Sport - 1.1. La competenza ordinaria del Collegio di Garanzia come Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva, con cognizione di sola legittimità - 1.2. La competenza straordinaria del Collegio di Garanzia come Giudice di unico grado della Giustizia Sportiva, con cognizione in alcuni casi estesa anche al merito - 2. La cognizione di legittimità del Collegio di Garanzia dello Sport: ampiezza e limiti - 2.1. La violazione di norme di diritto - 2.2. L’omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti - 3. Le parti del giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport - 3.1. La parte ricorrente: legittimazione attiva e interesse al ricorso - 3.2. La parte intimata: legittimazione passiva - 4. Il ricorso: profili preliminari (modalità di proposizione) e sostanziali (contenuti) - 4.1. Il termine e le modalità per la proposizione del ricorso (patrocinio tecnico, versamento diritti amministrativi, comunicazioni e deposito) - 4.2. Il contenuto sostanziale ed i motivi di sola legittimità proponibili: oggetto, limiti e specificità - 5. La difesa della parte intimata e dei controinteressati (profili preliminari e sostanziali) - 6. Le decisioni del Collegio di Garanzia - 6.1. L’inammissibilità del ricorso - 6.2. L’annullamento senza rinvio - 6.3. L’annullamento con rinvio - Conclusioni - NOTE


Introduzione

Il presente contributo si pone come oggetto e come obiettivo l’analisi dei vari profili processuali relativi al giusto processo sportivo innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport, alla luce della normativa di riferimento (ovvero il Codice di Giustizia Sportiva del CONI, in primis) e della giurisprudenza delle Sezioni Unite e delle singole Sezioni dello stesso, la quale ha avuto modo di affrontare le questioni di diritto più rilevanti e di dare alle stesse una risposta univoca (almeno nella maggior parte dei casi), utile per la stabilità di sistema e per la certezza del diritto processuale relativo allo svolgimento dei giudizi innanzi al Collegio di Garanzia. L’idea di svolgere una analisi del processo sportivo innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport, soprattutto con riferimento alle “risposte” fornite dalla giurisprudenza dello stesso, è stata determinata dalla constatazione, emersa nel corso della personale esperienza professionale in tale sede, relativa alla esistenza di numerose questioni di diritto processuale (peraltro, nella maggior parte dei casi, incidenti sulla ammissibilità del giudizio), tra le quali l’ampiezza della competenza, la esatta perimetrazione del sindacato di legittimità, l’individuazione della decorrenza del termine di proposizione del ricorso, la rilevabilità di ufficio di questioni di ammissibilità e la tipologia delle decisioni di accoglimento pieno [continua ..]

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SEZIONE I. – Il giusto processo sportivo

L’attuale Codice di Giustizia Sportiva del CONI (Delibera del Consiglio Nazionale 9 novembre 2015, approvato con D.P.C.M. 16 dicembre 2015) ha costituito storicamente il momento di apertura di un terzo periodo storico della Giustizia Sportiva di ultimo grado, ovvero nell’ambito del CONI (successivo ai due precedenti, aperti rispettivamente con la istituzione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport nell’anno 2000 e con la istituzione di un sistema binario, facente capo alla Alta Corte di Giustizia ed al Tribunale Nazionale di Arbitrato Sportivo nel 2008). Il nuovo Codice si è posto in una ottica di rottura con il passato, mediante la istituzione di un nuovo organismo giudicante (il Collegio di Garanzia per lo Sport) e di un nuovo organismo inquirente (la Procura Generale per lo Sport), e si è dato l’obiettivo di perseguire i principi del giusto processo, anche in ambito sportivo.

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1. Evoluzione storica dell’ultimo grado di Giustizia Sportiva

Il profilo dell’evoluzione storica dell’ultimo grado di Giustizia Sportiva assume una propria rilevanza non solo per ragioni culturali, ma anche per ragioni di comprensione delle logiche seguite dal Legislatore Sportivo con il nuovo Codice di Giustizia Sportiva (nel 2014), dettate in parte anche dall’esperienza dei precedenti sistemi. L’esigenza di istituire un organismo di Giustizia Sportiva di ultimo grado, di carattere esofederale e, quindi, presso il CONI, aveva cominciato a manifestarsi già nei pri­mi anni novanta, in occasione di alcuni contenziosi proposti da Società sportive direttamente innanzi ai Tribunali locali [1] ed alla luce della constatazione del fatto che, nel­l’ambito della Giustizia delle varie Federazioni, situazioni analoghe erano trattate in maniera estremamente diversa [2]. L’idea di prevedere un ultimo grado di Giustizia Sportiva, di tipo esofederale (ovvero esterno alla Giustizia delle singole Federazioni Sportive), si è manifestata, quindi, in relazione a due tipologie di esigenze convergenti, ovvero: 1) in primo luogo, evitare che soggetti tesserati ed affiliati potessero adire direttamente il Giudice statale dopo avere esperito i gradi di Giustizia Federale, peraltro, individuando allora la competenza territoriale dei Giudici locali, approfittando dell’as­senza di una previsione legislativa di competenza centralizzata di un unico [continua ..]

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2. Il Codice della Giustizia Sportiva e l’istituzione del Collegio di Garanzia dello Sport

Nell’anno 2014, con una nuova configurazione del sistema di Giustizia Sportiva presso il CONI, è stato costituito un unico organismo di ultimo grado, denominato Collegio di Garanzia dello Sport, come previsto dalla meritoria “Riforma del Processo Sportivo” sancita dal CONI ed introdotto con il nuovo Codice di Giustizia Sportiva del CONI (entrato in vigore dalla stagione agonistica 2014-2015) [8]. In sostanza, nel quadro delle esperienze offerte dai due precedenti “modelli” di Giustizia Sportiva, che (pur nelle loro indiscutibili positività) avevano evidenziato criticità rilevanti richiamate nel precedente paragrafo – quali l’inopportunità di una fase obbligatoria della conciliazione, di una configurazione delle decisioni di Giustizia Sportiva di ultimo grado come lodi arbitrali, di un sistema “binario” di competenza ripartita tra due plessi (T.N.A.S. e Alta Corte) e di cognizione di merito delle controversie esofederali – il Legislatore Sportivo ha ritenuto opportuno, nel 2014, emanare un nuovo Codice di Giustizia Sportiva del CONI, previa necessaria modifica dell’allora vigente art. 12 dello Statuto del CONI [9]. Con tale nuovo sistema, si sono, infatti, superate le incongruenze di maggiore rilevanza che si erano determinate con le precedenti Istituzioni di ultimo grado di Giustizia Sportiva, in particolare: a) sia con riferimento alla originaria previsione [continua ..]

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3. I principi generali del giusto processo sportivo

I principi del processo sportivo sono contenuti nell’art. 2 del Codice di Giustizia Sportiva, all’interno nel Capo I (avente la medesima rubrica) del Titolo I (Norme generali del processo sportivo), nonché nell’art. 2 di un Regolamento del CONI denominato Principi di Giustizia Sportiva (approvato con Delibera del Consiglio Nazionale del CONI 26 ottobre 2018, n. 1616), di contenuto testualmente identico [17]. Tali principi del giusto processo sportivo – che si riferiscono non solo al giudizio innanzi al Collegio di Garanzia per lo Sport, ma anche all’intero processo sportivo nei suoi vari gradi [18] – sono i seguenti: 1) effettività del rispetto delle norme dell’ordinamento sportivo [19]; 2) pienezza della tutela dei diritti e degli interessi di tutti i soggetti operanti nell’or­dinamento sportivo [20]; 3) parità delle parti, contraddittorio e altri principi del giusto processo sportivo [21]; 4) ragionevole durata del processo sportivo [22]; 5) obbligo di motivazione e di pubblicità delle decisioni dei Giudici Sportivi [23]; 6) sinteticità e chiarezza degli atti processuali (e irrilevanza di eventuali vizi formali) [24]; 7) rinvio esterno al Codice di Procedura Civile [25], nei limiti della sua compatibilità con l’informalità del processo sportivo [26]. L’applicazione [continua ..]

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SEZIONE II. – Il giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport

Il giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport si svolge – oltre che sulla base della “stella polare” dei principi generali sanciti all’art. 2 del Codice di Giustizia Sportiva del CONI – in base alla disciplina sancita nell’art. 12-bis dello Statuto del CONI e negli artt. 54-62 dello stesso Codice di Giustizia Sportiva, all’interno nel Titolo VI (rubricato “Collegio di Garanzia dello Sport”) dello stesso, articolato in due Capi (Capo I: “Nomina e competenza”, artt. 54-57; Capo II: “Procedimenti”, artt. 58-62). La disciplina processuale contenuta all’interno del Titolo VI in questione – oltre a profili tecnici di mera procedura – ha posto, nella sua applicazione concreta, una serie di tematiche di notevole interesse professionale ed anche scientifico (soprattutto con riferimento agli atti ed alle controversie oggetto del giudizio, all’ampiezza ed ai limiti della competenza di legittimità, alle parti del giudizio, ai motivi di ricorso, alle decisioni del Collegio ecc.), che hanno dato luogo ad un dibattito soprattutto nell’ambito dei giudizi sportivi ed in ordine alle quali la giurisprudenza del Collegio di Garanzia ha fissato una serie di principi uniformi e volti a garantire certezza e stabilità delle regole processuali, la cui conoscenza è fondamentale per tutti gli operatori del settore. L’art. 54 del Codice di Giustizia [continua ..]

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1. Le materie oggetto di competenza del Collegio di Garanzia dello Sport

Un primo tema – apparentemente semplice, ma che ha dato luogo ad un dibattito processuale, in ordine al quale la giurisprudenza del Collegio di Garanzia ha fornito risposte chiare e precise – è, quindi, costituito dalla individuazione delle materie (ovvero decisioni, controversie e provvedimenti) oggetto di competenza del Collegio di Garanzia dello Sport. Il Codice individua due distinte tipologie di competenza del Collegio di Garanzia, come rilevato, peraltro, dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia [40], ovvero: 1) una competenza ordinaria, come Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva, con cognizione di sola legittimità, come previsto dall’art. 54, comma 1, C.G.S. (cfr. poi par. 1.1.); 2) una competenza straordinaria, come Giudice di unico grado della Giustizia Sportiva, con cognizione estesa al merito, come previsto dall’art. 54, comma 3, C.G.S. (cfr. poi par. 1.2.).

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1.1. La competenza ordinaria del Collegio di Garanzia come Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva, con cognizione di sola legittimità

L’art. 54, comma 1, prima parte, C.G.S. prevede che «avverso tutte le decisioni non altrimenti impugnabili nell’ambito dell’ordinamento federale ed emesse dai relativi organi di giustizia, ad esclusione di quelle in materia di doping e di quelle che hanno comportato l’irrogazione di sanzioni tecnico-sportive di durata inferiore a novanta giorni o pecuniarie fino a 10.000 euro, è proponibile ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport, di cui all’art. 12 bis dello Statuto del Coni» [41] (la seconda parte di tale comma 1 è, invece, dedicata ad i limiti della competenza di legittimità e sarà oggetto di trattazione al par. 2). La competenza del Collegio di Garanzia come organismo di Giustizia Sportiva di ultimo grado (con una cognizione di sola legittimità) costituisce la “regola”: la disciplina contenuta nell’art. 12-bis dello Statuto del CONI, infatti, nei suoi sette commi, è tutta incentrata sulla “competenza ordinaria” dello stesso, come Giudice di ultimo grado, con competenza di sola legittimità; viceversa alcun comma di tale art. 12-bis fa riferimento alla competenza del Collegio di Garanzia in unico grado ed estesa al merito, elemento che ne conferma il carattere di eccezionalità [42]. L’analisi di tale disciplina impone un approfondimento di due distinte tematiche, ovvero: 1) l’individuazione delle [continua ..]

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1.2. La competenza straordinaria del Collegio di Garanzia come Giudice di unico grado della Giustizia Sportiva, con cognizione in alcuni casi estesa anche al merito

Oltre alla competenza ordinaria del Collegio di Garanzia, come Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva (con cognizione di sola legittimità, come sarà poi analizzato al par. 2), lo stesso ha una competenza straordinaria – in casi eccezionalmente previsti da norme specifiche – come Giudice di unico grado della Giustizia Sportiva, con cognizione estesa al merito. Tale competenza straordinaria è prevista dal terzo comma dell’art. 54 del Codice di Giustizia sportiva, che dispone testualmente quanto segue: «Il Collegio di Garanzia dello Sport giudica altresì le controversie ad esso devolute dalle altre disposizioni del presente Codice, nonché dagli Statuti e dai Regolamenti federali sulla base di speciali regole procedurali definite d’intesa con il Coni. In tali casi il giudizio può essere anche di merito e in unico grado». Il carattere eccezionale di tale competenza (in unico grado e con cognizione, in alcuni casi, estesa anche al merito) è stato confermato dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia [58]. Tale competenza è essenzialmente limitata alle ammissioni ed alle esclusioni delle Società professionistiche di calcio e di pallacanestro ai relativi campionati (per le quali, anche a seguito di quanto previsto dall’art. 1, commi 647-650 della legge 31 dicembre 2018, n. 145, è stata costituita un’apposita Sezione del Collegio di Garanzia, con [continua ..]

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2. La cognizione di legittimità del Collegio di Garanzia dello Sport: ampiezza e limiti

La questione più rilevante nel giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport è costituita – nell’ambito della competenza ordinaria dello stesso come Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva – dalla previsione di una cognizione di sola legittimità, quale espressione di una scelta precisa del Legislatore Sportivo, nel rispetto dell’autonomia delle Federazioni Sportive e dei relativi apparati di Giustizia Federale. Tale scelta legislativa risulta chiaramente espressa dal comma 2 dell’art. 12-bis dello Statuto del CONI ed è confermata dal (testualmente identico) comma 1 dell’art. 54 Codice di Giustizia sportiva, ai sensi del quale «Il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di norme di diritto, nonché per omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti». La scelta del Legislatore Sportivo appare ragionevole e proporzionata, nel senso di volere limitare l’ultimo grado di Giustizia Sportiva ad un controllo di mera legittimità, escludendo che si possa configurare un “terzo grado” di Giustizia Sportiva di merito (al pari dei due gradi di Giustizia Federale) [61], come si era, invece, verificato nel precedente sistema con il TNAS, la cui cognizione estesa al merito aveva determinato, in tante occasioni, una riduzione consistente delle sanzioni [continua ..]

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2.1. La violazione di norme di diritto

La prima tipologia di motivi di legittimità proponibili innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport è costituita dalla “violazione di norme di diritto”: tale formula è piuttosto ampia, in quanto ricomprende: 1) sia il vizio di legittimità “tipico”, costituito dalla “violazione di legge” (da intendersi come riferita esclusivamente alla violazione di norme di fonte primaria o, anche superiore, quali norme di fonte costituzionale ed europea e, quindi, di oggetto emanazione da parte dello Stato o da parte dell’Unione Europea): tale previsione consente, inoltre, di presentare vizi di legittimità per violazione del principio di ragionevolezza (riconosciuto come implicitamente rientrante all’interno dell’art. 3 Cost., da parte della giurisprudenza costituzionale) [77] e, di conseguenza, di estendere la cognizione del Collegio di Garanzia anche ad un sindacato di ragionevolezza sui provvedimenti impugnati; 2) sia dalla violazione di norme di fonte secondaria, quali sono le norme regolamentari dell’intero ordinamento sportivo, ovvero sia le norme emanate dal CONI, sia quelle emanate dalle singole Federazioni: tale estensione alle norme non solo di fonte primaria (violazione di legge), ma anche di fonte secondaria (regolamenti sportivi), si imponeva in ragione della specificità delle controversie sportive, le quali, fisiologicamente, vertono sull’applicazione di [continua ..]

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2.2. L’omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti

La seconda tipologia di motivi di legittimità proponibili con il ricorso innanzi al Collegio di Garanzia è costituita dalla «omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti”. Come anticipato sopra nella parte introduttiva del par. 2, tale profilo di legittimità – originariamente inteso in maniera restrittiva sulla base della cognizione di legittimità tipica del sindacato previsto per la Corte di Cassazione – è stato successivamente ampliato (in maniera pienamente condivisibile) ad un vizio comprensivo non solo di omissione o di insufficienza della motivazione, ma anche ai profili tipici del sindacato sulla motivazione. Tale sindacato del Collegio di Garanzia è stato esteso – dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia – ad una verifica piena sull’intero iter logico seguito dalle decisioni impugnate, ovvero ad un sindacato sulla ragionevolezza (rientrante peraltro già nella prima tipologia di vizi, come indicato al par. 2.1.) e sulla logicità complessiva delle stesse, tramite valutazione di profili di insufficienza [78], di illogicità manifesta [79], di contraddittorietà [80] e di apparenza della motivazione [81], in un’analisi quasi integralmente sovrapponibile rispetto all’analisi di legittimità oggetto di cognizione da parte [continua ..]

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3. Le parti del giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport

Le parti del giudizio innanzi al Collegio di Garanzia sono individuate: 1) dal punto di vista della legittimazione attiva a ricorrere, dall’art. 54, comma 2, Codice di Giustizia sportiva, che individua – come possibili ricorrenti – le parti nei cui confronti è stata pronunciata la decisione impugnata e la Procura Generale dello Sport (cfr. par. 3.1.); 2) dal punto di vista della legittimazione passiva a resistere in giudizio, dal combinato disposto costituito dai commi 1 e 2 dell’art. 59 Codice di Giustizia sportiva, che individuano – come possibili soggetti resistenti o controinteressati – le parti intimate nel ricorso innanzi al Collegio di Garanzia, le parti eventualmente presenti nell’ultimo grado di Giustizia Federale, la Federazione la cui Giustizia ha emanato i provvedimenti impugnati e la Procura Generale per lo Sport (cfr. par. 3.2.).

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3.1. La parte ricorrente: legittimazione attiva e interesse al ricorso

L’art. 54, comma 2, Codice di Giustizia sportiva, stabilisce che «hanno facoltà di proporre ricorso le parti nei confronti delle quali è stata pronunciata la decisione nonché la Procura Generale dello Sport». Tale disposizione individua due tipologie di parti ricorrenti, in quanto dotate di una diversa legittimazione: 1) una legittimazione ordinaria, riconosciuta alle parti nei confronti delle quali è stata pronunciata la decisione, tra le quali rientrano: a) parte ricorrente, parti resistenti econtrointeressatedei precedenti gradi di giudizio innanzi alla Giustizia Federale (laddove integralmente o parzialmente soccombenti) [84] – comprese le articolazioni territoriali del CONI [85], le articolazioni federali, quali le Leghe o Divisioni interne [86] e le Associazioni Sporti-ve [87] – ovviamente purché siano soggetti tesserati nell’ordinamento sportivo (non essendo ammesso il ricorso al Collegio di Garanzia da parte di soggetti non tesserati) [88], quantomeno al momento del compimento dei fatti per i quali sono stati poi condannati in sede disciplinare) [89]; b) nell’ambito dei procedimenti di natura disciplinare, la Procura Federale della singola Federazione interessata, che ha, quindi, legittimazione autonoma ad impugnare le decisioni della Giustizia Federale innanzi al Collegio di Garanzia (laddove integralmente o parzialmente soccombente), [continua ..]

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3.2. La parte intimata: legittimazione passiva

La legittimazione passiva a resistere in giudizio è individuata dal combinato disposto costituito da: 1) l’art. 59, comma 1, Codice di Giustizia sportiva, che dispone che «copia del ricorso è trasmessa alla parte intimata e alle altre parti eventualmente presenti nel precedente grado di giudizio ovvero alle stesse parti personalmente»; 2) l’art. 59, comma 2, Codice di Giustizia sportiva, che prevede che «il ricorso, unitamente al provvedimento di fissazione dell’udienza, è in ogni caso trasmesso, a cura della Segreteria del Collegio: a) alla Federazione interessata, che ha facoltà di intervenire o comunque di depositare memoria; b) alla Procura Generale dello Sport, che ha facoltà di intervenire, di depositare memoria ovvero di prendere conclusioni orali nel corso dell’udienza fissata per la discussione». Tali disposizioni – analogamente a quanto indicato con riferimento alla legittimazione attiva – individuano due tipologie di parti resistenti o controinteressate, in quanto dotate di una diversa legittimazione: 1) una legittimazione ordinaria, riconosciuta alle «alla parte intimata e alle altre parti eventualmente presenti nel precedente grado di giudizio», tra le quali rientrano: a) la parte intimata (in giudizio da parte del ricorrente, mediante comunicazione del relativo ricorso)[98]e le altre parti resistenti e controinteressate nei precedenti [continua ..]

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4. Il ricorso: profili preliminari (modalità di proposizione) e sostanziali (contenuti)

La normativa che disciplina il ricorso risulta di estrema importanza, con riferimento alla prescrizione di profili non solo preliminari (termine, comunicazioni, deposito, patrocinio tecnico, versamento dei diritti amministrativi ecc.), ma anche sostanziali (proponibilità di motivi di sola legittimità e con caratteristiche specifiche di specificità e di chiarezza), il cui rispetto è necessario per l’ammissibilità del ricorso stesso.

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4.1. Il termine e le modalità per la proposizione del ricorso (patrocinio tecnico, versamento diritti amministrativi, comunicazioni e deposito)

Il ricorso innanzi al Collegio di Garanzia deve essere proposto – mediante comunicazione alle parti intimate e controinteressate e deposito dello stesso innanzi al Collegio di Garanzia – nel termine di trenta giorni dal deposito della decisione (integrata da motivazione) oggetto di impugnazione, come prescritto dall’art. 59, comma 1, Codice della Giustizia sportiva [100]. La giurisprudenza del Collegio di Garanzia ha avuto modo di precisare alcuni aspetti fondamentali con riferimento ad alcuni profili di notevole importanza, relativi a termini ed alle modalità di presentazione del ricorso, specificando, in particolare, i seguenti principi. 1. Il termine di decadenza per la proposizione del ricorso innanzi al Collegio di Garanzia ha natura perentoria – così come anche i termini relativi ai precedenti gradi di giudizio[101]– e si applica a tutte le tipologie di questioni, ivi comprese quelle di natura meramente patrimoniale [102]. 2. Il relativo termine inizia a decorrere: a) dalla semplice pubblicazione, sul sito della Federazione, della decisione da impugnare, a prescindere dalla sua comunicazione specifica alla parte[103], con l’uni­ca eccezione costituita dalla lesività postuma del relativo provvedimento (nel quale caso, il termine decorre dal momento in cui lo stesso assume carattere lesivo)[104]; b) dalla pubblicazione della motivazione della decisione da impugnare, non essendo [continua ..]

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4.2. Il contenuto sostanziale ed i motivi di sola legittimità proponibili: oggetto, limiti e specificità

Anche il contenuto sostanziale del ricorso è fondamentale ai fini dell’ammissibilità dello stesso, in quanto, come indicato dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia, sulla base della normativa contenuta nel Codice di Giustizia sportiva, l’atto introduttivo del giudizio: 1) deve contenere gli elementi-base di ogni ricorso (ovvero l’indicazione di parte ricorrente sostanziale e processuale, decisione impugnata, fatti essenziali, motivi di diritto e conclusioni), come prescritto dall’art. 59, comma 3, Codice di Giustizia sportiva [120]; 2) deve contenere censure di sola legittimità (alla luce del già richiamato art. 54, comma 1, Codice di Giustizia sportiva), in conformità con i limiti della cognizione di sola legittimità del Collegio di Garanzia (tema di estrema rilevanza, per il quale si fa integrale riferimento a quanto già indicato supra al par. 2); 3) deve contenere censure di carattere chiaro e specifico [121], pur non essendo previsto un formale principio di autosufficienza del ricorso [122]; 4) non può contenere motivi nuovi e diversi rispetto a quelli già presentati nei gradi precedenti, secondo il principio del c.d. “vincolo dei motivi”, quale espressione della c.d. “pregiudiziale federale” [123]. Elemento di notevole rilevanza è costituito dal fatto che oggetto di ricorso può essere costituito – [continua ..]

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5. La difesa della parte intimata e dei controinteressati (profili preliminari e sostanziali)

La difesa della parte intimata è disciplinata dall’art. 60 Codice di Giustizia sportiva, con contenuti analoghi e quasi speculari a quelli previsti per il ricorso, sia dal punto di vista preliminare (termine, comunicazioni, deposito, patrocinio tecnico, versamento dei diritti amministrativi ecc.) [127], sia dal punto di vista sostanziale (contenuti della memoria di costituzione). In particolare, la parte intimata ha facoltà di presentare memoria entro il termine di dieci giorni dalla ricezione del ricorso, come previsto dall’art. 60, comma 1, Codice di Giustizia sportiva [128]: il termine di costituzione delle parti intimate viene considerato come ordinatorio dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia [129]. Nello stesso termine per la presentazione della prima memoria difensiva (perentorio) [130], la parte intimata può presentare anche impugnazione incidentale della decisione impugnata, con i contenuti formali e sostanziali già indicati per il ricorso [131]. La memoria deve essere sottoscritta da un difensore abilitato (previo rilascio di procura tecnica, come già indicato nel ricorso) e contenere gli elementi base della difesa (ovvero l’indicazione di parte intimata sostanziale e processuale, le difese sui motivi di ricorso e le relative conclusioni), come prescritto dall’art. 60, comma 2, Codice di Giustizia sportiva [132]. La memoria deve essere depositata in giudizio, previa [continua ..]

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6. Le decisioni del Collegio di Garanzia

Le decisioni del Collegio di Garanzia possono essere di due tipologie fondamentali, ovvero di solo rito (laddove il Collegio pronunci l’inammissibilità del ricorso o altre decisioni di mero rito) (cfr. par. 6.1.) oppure di merito (laddove il Collegio, superato l’eventuale vaglio di ammissibilità, si pronunci nel “merito”, ovvero sulla fondatezza o meno del ricorso). Le pronunce di merito possono essere di accoglimento o di rigetto del ricorso; nel caso di accoglimento, il Collegio di Garanzia potrà procedere con due ulteriori modalità, ovvero con l’annullamento senza rinvio delle decisioni impugnate (cfr. par. 6.2.) oppure con l’annullamento con rinvio alla Giustizia Federale, per la rivalutazione di alcuni profili e sulla base di principi indicati nella decisione del Collegio (cfr. par. 6.3.). La decisione deve essere assunta dal Collegio giudicante nella sua composizione al momento della discussione dell’udienza, secondo un principio di immutabilità del Giudice, a sua volta più ampia espressione del principio di precostituzione del Giudice naturale (art. 25, comma 1, Cost.) [143].

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6.1. L’inammissibilità del ricorso

Le decisioni di rito possono essere determinate da: 1) la sussistenza di profili di inammissibilità, che, nell’esperienza della giurisprudenza dl Collegio di Garanzia, sono stati storicamente legati soprattutto alla prospettazione di censure di merito, anziché di sola legittimità (secondo quanto analizzato al par. 2), oltre a casi (statisticamente minori) relativi a profili di ammissibilità formale o procedurale del ricorso (supra indicati al par. 4); 2) la sussistenza di altri profili di improcedibilità (quali sopravvenuta carenza di interesse o cessazione della materia del contendere) [144]. L’eventuale inammissibilità del ricorso non dovrebbe essere pronunciata su una questione rilevata d’ufficio dal Collegio, se non dopo avere sollevato la stessa ed assegnato alla parte ricorrente un termine per controdedurre sul punto: infatti, laddove il Collegio dovesse sollevare d’ufficio eventuali questioni preliminari, lo stesso sarebbe tenuto ad indicarle alla parte ricorrente e ad assegnare alla stessa un termine a difesa, come previsto (per i giudizi di Cassazione) dall’art. 384 c.p.c. [145], applicabile ai giudizi innanzi al Collegio, ai sensi del rinvio esterno al Codice di Procedura Civile, contenuto nell’art. 2, comma 6, Codice di Giustizia sportiva del CONI. Su tale profilo, però, la giurisprudenza del Collegio di Garanzia non ha ancora espresso una posizione [continua ..]

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6.2. L’annullamento senza rinvio

Le decisioni di accoglimento pieno del ricorso – con annullamento senza rinvio – possono essere emanate esclusivamente in due casi, ovvero «solo quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto ovvero le parti ne abbiano fatto concorde richiesta entro il termine di chiusura della discussione orale» come previsto dall’art. 62, comma 1, Codice di Giustizia sportiva: tali due tipologie di situazioni devono considerarsi come previste disgiuntamente e non congiuntamente (ovvero, è sufficiente che se ne verifichi una delle due), come riconosciuto dalla giurisprudenza del Collegio di Garanzia [148]. Nella realtà sostanziale, il Collegio di Garanzia – alla luce dell’esigenza di celerità dell’intero procedimento giustiziale sportivo – annulla senza rinvio nei casi in cui ritenga che non sia necessaria o opportuna una nuova valutazione di merito da parte della Giustizia della relativa Federazione, non residuando alcuna discrezionalità da espletare, anche in ragione della natura dei vizi dedotti (violazioni delle normative statali e sportive o palese insufficienza della motivazione, che non sarebbe comunque possibile integrare in alcun modo in un eventuale giudizio di rinvio).

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6.3. L’annullamento con rinvio

Laddove non sussista una delle condizioni previste per l’annullamento senza rinvio, il Collegio di Garanzia, in accoglimento del ricorso, può emanare solo una decisione di annullamento con rinvio alla Giustizia Federale per un nuovo giudizio di merito, come avviene normalmente nei giudizi disciplinari [149], nei casi in cui il Collegio di Garanzia valuti come palesemente sproporzionata la sanzione impugnata [150], non potendo lo stesso pronunciarsi sulla misura della sanzione da irrogare [151]. Il relativo giudizio di rinvio dovrà svolgersi secondo principi che possano garantire l’effettività e la pienezza della tutela, nonché il rispetto dei principi del giusto processo sportivo e della ragionevole durata dei procedimenti; in particolare, lo stesso: 1) dovrà essere posto in essere da un Collegio formato in composizione diversa rispetto a quello che ha emanato la decisione oggetto di originario ricorso al Collegio di Garanzia (c.d. “principio di alterità del Giudice”, fondamentale per garantire imparzialità e buon andamento della Giustizia Federale in tali casi), come previsto dall’art. 12 ter, comma 3, dello Statuto del CONI [152]; 2) dovrà concludersi nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione del Collegio di Garanzia, come previsto dall’art. 12-ter, comma 3, dello Statuto del CONI.; 3) dovrà uniformarsi al principio espresso dal Collegio [continua ..]

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Conclusioni

Alla luce della disamina svolta, si formulano sei ordini di considerazioni conclusive, essenzialmente riassuntive di quelle già espresse nell’ambito del presente contributo. 1. La scelta del Legislatore Sportivo di costituire il Collegio di Garanzia come unico Giudice di ultimo grado della Giustizia Sportiva, avente natura amministrativa (cfr. par. I.2.), è stata una soluzione positiva, in quanto ha posto fine alle criticità evidenziate nei precedenti sistemi di prima generazione (Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport) e di seconda generazione (Alta Corte di Giustizia Sportiva e TNAS), che avevano mostrato incongruenze rilevanti: A) nella prima fase storica, per la celerità dei giudizi sportivi (conciliazione obbligatoria innanzi alla Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport) e nei rapporti con la Giustizia Amministrativa (natura formalmente arbitrale delle decisioni della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport, poi riconfigurata in natura amministrativa dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato); B) nella seconda fase storica, per la difficoltà di individuare il Giudice competente ed una linea di confine chiara ed univoca nel riparto di competenza tra Alta Corte di Giustizia Sportiva (diritti indisponibili) e TNAS (diritti disponibili). 2. La previsione di principi generali del processo sportivo (art. 2 del Codice di Giustizia sportiva) – da applicare non solo all’ultimo grado, [continua ..]

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NOTE

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