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Recensione a Stefania Rossi, Il sistema penale della navigazione. Contributo allo studio del diritto penale marittimo, Editoriale Scientifica, Napoli, 2020, pp. XII-343

Elisabetta Giovanna Rosafio, Professore ordinario di Diritto della navigazione nell’Università degli Studi di Teramo.

 

 

 

Stefania Rossi è dottore di ricerca in Studi Giuridici Comparati ed Europei e docente a contratto di Diritto penale presso l’Università di Trento. Coordina, altresì, l’Os­servatorio sugli sport invernali di questa Rivista. Il pregevole volume del quale è autrice si articola in quattro capitoli, tutti dedicati all’esame del corpus normativo di riferimento, in relazione al quale offre interessanti spunti ricostruttivi, nell’intento dichiarato di «rielaborare criticamente il complesso dei principi di diritto penale della navigazione per fondare una tassonomia in grado di spiegare regole e eccezioni» (ivi, p. 1). Il primo capitolo, intitolato «Evoluzione storica del diritto penale della navigazione», ripercorre alcune salienti fasi a partire dal periodo classico e post classico, passando per il Libro del Consolato del mare, fino al codice della navigazione del 1942 con una evidente attenzione alla parte marittima, nella consapevolezza che il contesto storico ha condotto ad una progressiva affermazione di istanze di tutela di natura pubblicistica che hanno seguito quelle, iniziali, di natura privatistica. È interessante notare che, posti i principi di autonomia, unitarietà e specialità del diritto della navigazione, che «connotano intimamente lo stesso diritto penale della navigazione» (ivi, 47), l’Au­trice rileva opportunamente che «le norme penali (e processuali) vengono, dunque, pienamente ricomprese nel novero del diritto della navigazione e rivestono una posizione di particolare rilievo nell’intelaiatura dello stesso codice, con la precisazione che, ove vi sia una connessione con l’esercizio, si tratterà di norme aventi natura speciale; ove invece tale connessione difetti, si tratterà di disposizioni penali, dettate nel codice della navigazione» (ivi, p. 46). Il secondo capitolo dal titolo «Fisionomia attuale, oggetto e limiti del comparto penale della navigazione» trae le mosse da una precisazione relativa al fatto che il diritto penale della navigazione sarebbe comprensivo di tutti i reati riferibili alla navigazione marittima interna («l’illecito si traduce in un atto che offende gravemente il regolare e sicuro svolgimento della navigazione e delle attività connesse e tutte le norme che traggono la ragione della loro esistenza dalla [continua ..]

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